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| Autoritratto nudo, 1943 |
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mercoledì 25 settembre 2019
de Chirico, una grande scoperta
lunedì 25 febbraio 2019
Madonne, marinai e mafiosi: ecco chi c'è dietro i ritratti di Antonello da Messina
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| Ritratto di marinaio ignoto |
L’Annunciata, il marinaio, il “mafioso” Trivulzio, l’uomo di
Pavia, ma anche il bambino della Madonna Benson e l’Ecce homo: la capacità di Antonello
da Messina di cogliere l’intima essenza della persona fa sì che ogni suo
ritratto sia una storia, un romanzo, una leggenda. Che il prof Giovanni Carlo
Federico Villa smonta ad una ad una. Lui, che ha portato a Palazzo Reale, 19 dei 35 capolavori del più grande
pittore siciliano del Quattrocento, durante la preview della mostra milanese
ribatte punto per punto alla letteratura fiorita attorno a quei ritratti così
vitali ed enigmatici. «Ma quale marinaio», puntualizza davanti alla tavola con
il fascinoso e spavaldo uomo dipinta tra il 1465 e il 1476 proveniente dal
Museo Mandralisca di Cefalù. Sorridendo rivela che si tratta del vescovo
umanista Francesco Vitale da Noja e non certo lo sconosciuto marinaio che,
secondo la tradizione, avrebbe sedotto e abbandonato la figlia del farmacista
di Lipari: fu lei, per la vulgata, a sfregiare il ritratto con la punta di
un’agave e il padre lo usò come sportello per un mobile della bottega.
giovedì 18 ottobre 2018
Quel rivoluzionario di Picasso che si ispirava all'antico
Anche l’antico un tempo è stato moderno. Lo sa bene il rivoluzionario Pablo Picasso distruttore del Bello canonico. Proprio in quell’antico il maestro spagnolo scoprì le forme adatte alla metamorfosi dei codici della pratica artistica accademica che lo portarono nel 1907 a inventare le Demoiselles d’Avignon, opera riconosciuta come il manifesto di una nuova estetica. Le radici, il passato sono gli elementi ricorrenti e costanti della sua poetica e del suo fare artistico: ha assorbito e fatto suo il mondo antico, quello del Mediterraneo, di Grecia, Spagna, Italia, Cicladi e Cipro. Ha indagato miti e mitologia; ha reinterpretato divinità, fauni, satiri, ninfe e menadi dando loro dolore, gioia e vita. Egli stesso è entrato nell’Olimpo nelle vesti di Pan dopo essere stato Zeus.
sabato 21 luglio 2018
Agostino Bonalumi e la sua arte flessibile
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| Struttura modulare bianca 1970 |
lunedì 12 marzo 2018
L'occhio lungo degli americani per gli "imbrattatele" europei
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| Degas |
mercoledì 21 febbraio 2018
Dürer, il maestro del Rinascimento che inventò il copyright
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| Dürer, Melancholia |
mercoledì 18 ottobre 2017
Toulouse-Lautrec, le foto proibite del genio di Montmartre
Toulouse-Lautrec non era un fotografo. Non esiste nulla che attesti che abbia mai posseduto una macchina fotografica, né che abbia mai scattato una fotografia. Eppure quel marchingegno che immortalava volti ed espressioni, gesti e attitudini, quell'invenzione che catapultò la bohème parigina degli anni 1880 nella modernità, fu fondamentale per la sua produzione artistica tanto quanto per il suo ego.Discendente di una nobile ed antichissima famiglia francese, la vita di Henri de Toulouse-Lautrec (1864 -1901) fu segnata nell'adolescenza da due cadute che gli procurarono fratture ad entrambe le ginocchia. Non guarì mai del tutto: le sue gambe smisero di crescere e da adulto, pur non essendo affetto da vero nanismo, rimase alto solo 1,52 metri. «Il nano de la butte», «il genio deforme di Montmartre» lo chiamavano a Parigi e lui non potendo nascondere la sua evidente deformità fisica sfidava i tabù dell'epoca combattendo le ipocrisie e il perbenismo con ironia. Soprattutto verso se stesso. Ecco allora che chiedeva ai suoi amici François Gauzi, Maurice Guibert o Paul Sescau di fotografarlo allestendo lui stesso messe in scene in cui si esibiva con un narcisismo scaturito dalla sua inesauribile immaginazione e dal suo sarcastico senso dell'umorismo. Si travestiva, inventava scenette nelle quali interpretava ruoli e coinvolgeva i suoi soldali in questi giochi e mascheramenti per affermare deliberatamente un certo esibizionismo e mostrare la sua stravaganza.
martedì 28 marzo 2017
Codice di Avviamento Fantastico: ecco come ti rivoluziono gli appartamenti del principe
| Nanda Vigo e la sua astronave |
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| Aki Kondo e il suo Eden |
lunedì 20 febbraio 2017
Il linguaggio universale dell'arte negli omini di Keith Haring
A Pisa, la parete esterna della canonica della chiesa di Sant’Antonio è completamente decorata con un murale, il più grande mai realizzato in Europa. Su 180 metri quadri (10metri di altezza per 18 metri di larghezza) il maestro indiscusso della graffiti art Keith Haring nel giugno del 1989, insieme a studenti, artigiani e perfino i frati del convento, realizzò Tuttomondo: trenta monumentali figure incastrate tra loro che invadono tutto il muro senza finestre con l’unico scopo di simboleggiare la pace e l’armonia del mondo. C’è un cane che abbaia, un bambino carponi, un uomo che corre sulle scale e un altro, giallo, che cammina e che potrebbe essere lo stesso Haring, ma c’è anche la “croce pisana” realizzata da quattro figure umane unite all’altezza della vita; un uomo che sorregge sulle spalle un delfino, una scimmia e un volatile. E ancora: ci sono le forbici rappresentate come l’unione di due figure umane che tagliano in due un serpente; c’è una donna con in braccio un bambino e un uomo con un televisore al posto della testa simbolo del contrasto tra la naturalità della vita e la tecnologia che ne stravolge i ritmi.
mercoledì 21 settembre 2016
Lo tsunami del "Mondo Fluttuante" che travolse l'arte occidentale
Un'onda tempestosa che minaccia alcune imbarcazioni. Sullo sfondo il Monte Fuji. È questa l'immagine più famosa del cosiddetto «Mondo Fluttuante» (l'ukiyoe), la cultura giovane e impetuosa che fiorì tra il XVII e il XX secolo nelle città di Edo (oggi Tokyo), Osaka e Kyoto, dedita al godimento di ogni singolo momento, al piacere e al divertimento in ogni sua forma, in contrapposizione all'etica del samurai.
domenica 26 giugno 2016
Perdersi nelle opere di Escher
Andate a vederla e perdetevi. Se lo scopo di una recensione su una
mostra deve essere quello di scoraggiare o incoraggiare il lettore a
visitarla, questo è un invito esplicito ad acquistare il biglietto per
entrare a Palazzo Reale e immergervi nel fantastico mondo di Escher.
Perdetevi nelle sue oltre 200 opere come fa il ragazzo nella Galleria di Stampe (1957) intento a guardare una stampa in cui è rappresentato il porto de La Valletta nell' isola di Malta, esposta in una galleria. L' immagine (qui a fianco) si ingrandisce sotto i suoi occhi, aumenta le sue dimensioni a tal punto da uscire dalla sua cornice fino a confondersi con il paesaggio esterno alla stampa e alla galleria; la sensazione è quella di essere rinviati dall' interno all' esterno e dall' esterno all' interno, in una specie di moto perpetuo in cui i piani si mescolano e si intersecano tanto da non poter più capire dove finisca l' interno e dove cominci l' esterno, e viceversa. Perdetevi nelle Mani che disegnano (1948), in cui si vedono due mani ognuna della quali disegna l' altra, o nel famoso triangolo impossibile del matematico Roger Penrose, nel nastro di Moebius o nel cubo tenuto in mano dal ragazzo seduto alla base della villa, anch' essa impossibile, nella litografia Belvedere (1958), realizzabile sul foglio ma non nello spazio.
Perdetevi nelle sue oltre 200 opere come fa il ragazzo nella Galleria di Stampe (1957) intento a guardare una stampa in cui è rappresentato il porto de La Valletta nell' isola di Malta, esposta in una galleria. L' immagine (qui a fianco) si ingrandisce sotto i suoi occhi, aumenta le sue dimensioni a tal punto da uscire dalla sua cornice fino a confondersi con il paesaggio esterno alla stampa e alla galleria; la sensazione è quella di essere rinviati dall' interno all' esterno e dall' esterno all' interno, in una specie di moto perpetuo in cui i piani si mescolano e si intersecano tanto da non poter più capire dove finisca l' interno e dove cominci l' esterno, e viceversa. Perdetevi nelle Mani che disegnano (1948), in cui si vedono due mani ognuna della quali disegna l' altra, o nel famoso triangolo impossibile del matematico Roger Penrose, nel nastro di Moebius o nel cubo tenuto in mano dal ragazzo seduto alla base della villa, anch' essa impossibile, nella litografia Belvedere (1958), realizzabile sul foglio ma non nello spazio.
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