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mercoledì 25 settembre 2019

de Chirico, una grande scoperta

Autoritratto nudo, 1943
Quando René Magritte, per la prima volta, si trovò a tu per tu con un quadro di Giorgio de Chirico rimase folgorato. «Vidi il pensiero per la prima volta», disse. In effetti dopo la visita a Palazzo Reale a Milano, dove ieri si è tenuta la preview della mostra dedicata al «pictor optimus», l’impressione è proprio quella di essere riusciti a varcare una soglia, quella del suo inconscio. Piazze vuote, manichini senza volto, colonne e busti di marmo, ritratti e autoritratti: le opere di Giorgio de Chirico sono attimi rubati a un sogno, catturati e trasposti sulla tela, come testimonianze di un inconscio che si confessa in un quadro e non tra le pagine di un diario.

lunedì 25 febbraio 2019

Madonne, marinai e mafiosi: ecco chi c'è dietro i ritratti di Antonello da Messina


Ritratto di marinaio ignoto

L’Annunciata, il marinaio, il “mafioso” Trivulzio, l’uomo di Pavia, ma anche il bambino della Madonna Benson e l’Ecce homo: la capacità di Antonello da Messina di cogliere l’intima essenza della persona fa sì che ogni suo ritratto sia una storia, un romanzo, una leggenda. Che il prof Giovanni Carlo Federico Villa smonta ad una ad una. Lui, che ha portato a  Palazzo Reale, 19 dei 35 capolavori del più grande pittore siciliano del Quattrocento, durante la preview della mostra milanese ribatte punto per punto alla letteratura fiorita attorno a quei ritratti così vitali ed enigmatici. «Ma quale marinaio», puntualizza davanti alla tavola con il fascinoso e spavaldo uomo dipinta tra il 1465 e il 1476 proveniente dal Museo Mandralisca di Cefalù. Sorridendo rivela che si tratta del vescovo umanista Francesco Vitale da Noja e non certo lo sconosciuto marinaio che, secondo la tradizione, avrebbe sedotto e abbandonato la figlia del farmacista di Lipari: fu lei, per la vulgata, a sfregiare il ritratto con la punta di un’agave e il padre lo usò come sportello per un mobile della bottega. 

giovedì 18 ottobre 2018

Quel rivoluzionario di Picasso che si ispirava all'antico

Anche l’antico un tempo è stato moderno. Lo sa bene il rivoluzionario Pablo Picasso distruttore del Bello canonico. Proprio in quell’antico il maestro spagnolo scoprì le forme adatte alla metamorfosi dei codici della pratica artistica accademica che lo portarono nel 1907 a inventare le Demoiselles d’Avignon, opera riconosciuta come il manifesto di una nuova estetica. Le radici, il passato sono gli elementi ricorrenti e costanti della sua poetica e del suo fare artistico: ha assorbito e fatto suo il mondo antico, quello del Mediterraneo, di Grecia, Spagna, Italia, Cicladi e Cipro. Ha indagato miti e mitologia; ha reinterpretato divinità, fauni, satiri, ninfe e menadi dando loro dolore, gioia e vita. Egli stesso è entrato nell’Olimpo nelle vesti di Pan dopo essere stato Zeus.

sabato 21 luglio 2018

Agostino Bonalumi e la sua arte flessibile

Struttura modulare bianca 1970
Un cartello posto all’ingresso avverte il visitatore: «Questa mostra è dedicata a Luca Lovati». Non poteva essere altrimenti e Agostino Bonalumi (1935-2013) a cui è dedicata la bella antologica che inaugura oggi a Palazzo Reale sarebbe stato assolutamente d’accordo: il nome del suo storico assistente - morto lunedì scorso cadendo da una scala mentre allestiva la mostra - accostato al suo dà la possibilità a chi si sofferma davanti alle sue incredibili opere di capire il grande lavoro che c’era dietro.

lunedì 12 marzo 2018

L'occhio lungo degli americani per gli "imbrattatele" europei

Degas
Erano passati solo pochi anni dalla prima mostra - stroncata dalla critica e dal pubblico - di Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sisley e Pierre Auguste Renoir presso lo studio del fotografo Felix Nadar a Parigi (15 aprile 1874) e a Philadelphia alcuni lungimiranti imprenditori, avvocati, dirigenti d' azienda già arredavano le loro lussuose case con le opere degli impressionisti. Nel vecchio continente erano considerati "imbrattatele", pittori da strapazzo (qualche mese dopo la mostra da Nadar il gruppo organizzò una vendita delle opere per recuperare fondi ma fu un altro fiasco: riuscirono appena a coprire i costi delle cornici) mentre al di là dell'oceano, in quella città che insieme a Boston e New York era una delle più mature culturalmente, erano talmente ricercati e apprezzati che il Philadelphia Museum of Art organizzò una mostra completamente dedicata alla pittura impressionista.

mercoledì 21 febbraio 2018

Dürer, il maestro del Rinascimento che inventò il copyright

Dürer, Melancholia
Quando Jean-Paul Sartre nel 1932 scrisse il romanzo La nausea voleva intitolarla Melancholia, in onore dell' incisione del 1514 di Albrecht Dürer. Nel bulino è rappresentata la percezione degli insanabili conflitti del cosmo e le connessioni alchemiche tra razionalità e creazione artistica: c'è il quadrato magico, il compasso, il poliedro, la sfera, la bilancia e clessidra. E pure l' arcobaleno - che sintetizza lo spettro dei colori destinati ad apparire nel crogiolo, dove il metallo deve essere fuso, per subire l'opera di purificazione, sino a trasformarsi in materia pretta - e una cometa che rimandano a un sentimento molto contemporaneo: un malessere che scava nella dimensione psicologica nei confronti dell' esistenza dell'uomo, in relazione all'ambiente circostante che Sartre tramutò in nausea.

mercoledì 18 ottobre 2017

Toulouse-Lautrec, le foto proibite del genio di Montmartre

Toulouse-Lautrec non era un fotografo. Non esiste nulla che attesti che abbia mai posseduto una macchina fotografica, né che abbia mai scattato una fotografia. Eppure quel marchingegno che immortalava volti ed espressioni, gesti e attitudini, quell'invenzione che catapultò la bohème parigina degli anni 1880 nella modernità, fu fondamentale per la sua produzione artistica tanto quanto per il suo ego.
Discendente di una nobile ed antichissima famiglia francese, la vita di Henri de Toulouse-Lautrec (1864 -1901) fu segnata nell'adolescenza da due cadute che gli procurarono fratture ad entrambe le ginocchia. Non guarì mai del tutto: le sue gambe smisero di crescere e da adulto, pur non essendo affetto da vero nanismo, rimase alto solo 1,52 metri. «Il nano de la butte», «il genio deforme di Montmartre» lo chiamavano a Parigi e lui non potendo nascondere la sua evidente deformità fisica sfidava i tabù dell'epoca combattendo le ipocrisie e il perbenismo con ironia. Soprattutto verso se stesso.  Ecco allora che chiedeva ai suoi amici François Gauzi, Maurice Guibert o Paul Sescau di fotografarlo allestendo lui stesso messe in scene in cui si esibiva con un narcisismo scaturito dalla sua inesauribile immaginazione e dal suo sarcastico senso dell'umorismo. Si travestiva, inventava scenette nelle quali interpretava ruoli e coinvolgeva i suoi soldali in questi giochi e mascheramenti per affermare deliberatamente un certo esibizionismo e mostrare la sua stravaganza.

martedì 28 marzo 2017

Codice di Avviamento Fantastico: ecco come ti rivoluziono gli appartamenti del principe

Nanda Vigo e la sua astronave
Un'astronave è precipitata a Palazzo Reale. La navicella spaziale, luminosa, colorata, ricoperta di Alcantara è rimasta "incastrata" tra le pareti di una delle stanze dell'Appartamento del Principe aprendo un varco verso un nuovo mondo, un giardino alieno dove zampilla una fontana di luce. È l'ouverture della mostra "Codice di avviamento fantastico" - aperta gratuitamente a Palazzo Reale fino al 30 aprile - affidata alla designer Nanda Vigo: un intervento che destabilizza e introduce in un percorso costruito come una successione di "camere delle meraviglie", che fa rivivere l'Appartamento del Principe, solitamente chiuso, come un infinito serbatoio di ispirazioni.

Aki Kondo e il suo Eden

lunedì 20 febbraio 2017

Il linguaggio universale dell'arte negli omini di Keith Haring

A Pisa, la parete esterna della canonica della chiesa di Sant’Antonio è completamente decorata con un murale, il più grande mai realizzato in Europa. Su 180 metri quadri (10metri di altezza per 18 metri di larghezza) il maestro indiscusso della graffiti art Keith Haring nel giugno del 1989, insieme a studenti, artigiani e perfino i frati del convento, realizzò Tuttomondo: trenta monumentali figure incastrate tra loro che invadono tutto il muro senza finestre con l’unico scopo di simboleggiare la pace e l’armonia del mondo. C’è un cane che abbaia, un bambino carponi, un uomo che corre sulle scale e un altro, giallo, che cammina e che potrebbe essere lo stesso Haring, ma c’è anche la “croce pisana” realizzata da quattro figure umane unite all’altezza della vita; un uomo che sorregge sulle spalle un delfino, una scimmia e un volatile. E ancora: ci sono le forbici rappresentate come l’unione di due figure umane che tagliano in due un serpente; c’è una donna con in braccio un bambino e un uomo con un televisore al posto della testa simbolo del contrasto tra la naturalità della vita e la tecnologia che ne stravolge i ritmi.

mercoledì 21 settembre 2016

Lo tsunami del "Mondo Fluttuante" che travolse l'arte occidentale

Un'onda tempestosa che minaccia alcune imbarcazioni. Sullo sfondo il Monte Fuji. È questa l'immagine più famosa del cosiddetto «Mondo Fluttuante» (l'ukiyoe), la cultura giovane e impetuosa che fiorì tra il XVII e il XX secolo nelle città di Edo (oggi Tokyo), Osaka e Kyoto, dedita al godimento di ogni singolo momento, al piacere e al divertimento in ogni sua forma, in contrapposizione all'etica del samurai.

domenica 26 giugno 2016

Perdersi nelle opere di Escher

Andate a vederla e perdetevi. Se lo scopo di una recensione su una mostra deve essere quello di scoraggiare o incoraggiare il lettore a visitarla, questo è un invito esplicito ad acquistare il biglietto per entrare a Palazzo Reale e immergervi nel fantastico mondo di Escher.
Perdetevi nelle sue oltre 200 opere come fa il ragazzo nella Galleria di Stampe (1957) intento a guardare una stampa in cui è rappresentato il porto de La Valletta nell' isola di Malta, esposta in una galleria. L' immagine (qui a fianco) si ingrandisce sotto i suoi occhi, aumenta le sue dimensioni a tal punto da uscire dalla sua cornice fino a confondersi con il paesaggio esterno alla stampa e alla galleria; la sensazione è quella di essere rinviati dall' interno all' esterno e dall' esterno all' interno, in una specie di moto perpetuo in cui i piani si mescolano e si intersecano tanto da non poter più capire dove finisca l' interno e dove cominci l' esterno, e viceversa. Perdetevi nelle Mani che disegnano (1948), in cui si vedono due mani ognuna della quali disegna l' altra, o nel famoso triangolo impossibile del matematico Roger Penrose, nel nastro di Moebius o nel cubo tenuto in mano dal ragazzo seduto alla base della villa, anch' essa impossibile, nella litografia Belvedere (1958), realizzabile sul foglio ma non nello spazio.