mercoledì 25 gennaio 2017

Come capire se una città è davvero bella

C'è Milano e non Roma; c'è Voghera e non Venezia. Ci sono Cosenza, Mosca, Bruxelles e non ci sono Siena, Barcellona o San Francisco. Marco Romano - professore di Estetica in diversi atenei, membro del Consiglio superiore del ministero dei Beni Culturali, nonché direttore della rivista Urbanistica - nel suo ultimo libro "Le belle città" ne ha selezionate cinquanta considerandole opere d'arte a tutti gli effetti. Il criterio di questa scelta - che a primo acchito parrebbe azzardata - parte dal fatto che le città, tutte le città, sono l'esito di una riconoscibile intenzione estetica. Per afferrarla, non basta disporsi in contemplazione delle carte antiche o dei palazzi come davanti a un quadro, occorre invece praticare l'arte di camminare passo passo e soprattutto di vedere - non guardare soltanto - ogni strada e ogni piazza. La guida turistica chiusa nello zaino, lo sguardo verso l'alto, il viaggiatore dovrà farsi condurre dalle sue sensazioni, da ciò che attrae il suo occhio. Un occhio che, come spiega Marco Romano, va nutrito con la curiosità e allenato con lo studio, perché l'estetica della città è una disciplina consolidata e rigorosa, che non differisce in niente dalla valutazione di qualsiasi opera in ogni altro campo della critica d'arte.

mercoledì 18 gennaio 2017

Berenice Abbott, da assistente di Man Ray a maestra della fotografia contemporanea

Libera e spregiudicata in un'epoca ancora lontana dall'accettare l'omosessualità femminile; geniale dietro la macchina fotografica mentre realizzava ritratti; attenta quando documentava le trasformazioni di New York in seguito alla grande depressione del '29; pioniera nella ricerca sulla fotografia da laboratorio. Lei è Berenice Abbott, una delle più controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

lunedì 16 gennaio 2017

Marina Abramovic, nostra signora della performance (l'autobiografia)

Ha dedicato il suo libro «ad amici e nemici» perché secondo lei sono intercambiabili. Negli anni Settanta, all'inizio della carriera, la accusavano di andare contro le convenzioni, oggi di far parte del mainstream. Lei è  Marina Abramović, settant'anni festeggiati il 30 novembre scorso al Guggenheim Museum, pioniera della body art, che ha appena pubblicato per Bompiani (a cura di James Kaplan, pp. 414, euro 19) la sua autobiografia: la storia di una donna ribelle e sensuale, educata nella Jugoslavia comunista (è nata a Belgrado nel 1946) da due partigiani, eroi di guerra, secondo modelli rigidissimi per prepararla ad “Attraversare i muri”, come recita il titolo del libro. Una donna che ha amato e sofferto molto; che ha ottenuto i massimi riconoscimenti vivendo una vita senza compromessi al prezzo di una estrema povertà e isolamento. Una donna che a 14 anni giocava alla roulette russa con la pistola carica di suo padre e che, disperata per i tradimenti del suo compagno di vita e di arte Ulay, ha accettato di far l'amore a tre con la sua amante, soffrendone da morire.


sabato 14 gennaio 2017

Gillo Dorfles, 106 anni un'altra mostra. E un regalo per me



A centosei anni Gillo Dorfles inaugura in Triennale la sua ultima mostra. Alle 11 in punto, il 12 gennaio scorso,   era già a Palazzo dell’Arte a Milano, mentre gli addetti all’allestimento montavano gli ultimi pezzi in vista del vernissage della sera. «Sono molto soddisfatto dell'allestimento. Non potevo chiedere di meglio. La parete arancione poi... Bella», commenta mentre passa in rassegna le sue creazioni. Lui - maestro dell’Estetica italiana, critico d’arte, pittore e filosofo - espone per la prima volta i disegni dedicati a “Vitriol”, un personaggio da lui inventato nel 2010: una figura senza forme, inquietante e enigmatica, dagli occhi accesi, penetranti, ipnotici che scrutano e incantano chi guarda. In mezzo, attorno, sopra ci sono citazioni in tedesco, oltre a diverse parole e numeri che sembrano codici da decifrare.