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| La nazione delle Piante |
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venerdì 1 marzo 2019
Architettura e design dalla parte della Natura #Triennale
venerdì 12 gennaio 2018
Che cosa è una casa? Chi la vive? Chi non ce l'ha? 999 domande sull'abitare
Cosa fa il tuo animale domestico quando non ci sei? Nell’ascensore del tuo palazzo si fanno incontri interessanti? E ancora: cosa abitiamo? Può l’ufficio essere una casa? Il nostro corpo è la nostra prima casa? Ti piacerebbe che a casa tua passasse il mondo?
Queste sono solo alcune delle riflessioni alle quali è sollecitato il visitatore della mostra che inaugura oggi in Triennale. “999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo” è infatti una rassegna d’architettura unica nel suo genere: è piuttosto una grande indagine sul concetto di casa, sul senso di dimora a cavallo tra il mondo fisico e quello digitale; è un viaggio attraverso i nuovi immaginari che trasformano le nostre esistenze.
Queste sono solo alcune delle riflessioni alle quali è sollecitato il visitatore della mostra che inaugura oggi in Triennale. “999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo” è infatti una rassegna d’architettura unica nel suo genere: è piuttosto una grande indagine sul concetto di casa, sul senso di dimora a cavallo tra il mondo fisico e quello digitale; è un viaggio attraverso i nuovi immaginari che trasformano le nostre esistenze.
sabato 16 settembre 2017
“The ballad of sexual dependency", il diario-capolavoro di Nan Goldin #triennale
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| Nan Goldin e la sua Trixie |
Aveva solo undici
anni quando la sua adorata sorella Barbara si uccise sdraiandosi sui binari di
una ferrovia nei pressi di Washington. Era il 12 aprile 1965, sconvolta scappò
di casa diverse volte, e alla fine i genitori la diedero in affidamento. Fu una
tragedia che la segnò profondamente e che contribuì a fare di Nan Goldin la grande fotografa che tutto il mondo
conosce e apprezza come una delle maggiori esponenti di quell'arte che punta
all'identificazione completa con la propria vita.
«Ho iniziato a scattare
foto per via del suicidio di mia sorella», dice la Goldin. «L'avevo persa. Era
diventata un'ossessione, non volevo perdere mai più il ricordo di qualcuno». E
così fu. Dopo aver studiato fotografia a Boston, si trasferì a New York
documentando le serate, gli abusi, gli amori, le perdite, i dolori di cui i
suoi amici e lei stessa erano protagonisti: un immenso album di famiglia, un
diario visivo popolato da conoscenti e amanti, tossici, drag queen, donne
pestate.
sabato 14 gennaio 2017
Gillo Dorfles, 106 anni un'altra mostra. E un regalo per me
A centosei anni Gillo Dorfles inaugura in Triennale la sua
ultima mostra. Alle 11 in punto, il 12 gennaio scorso, era già
a Palazzo dell’Arte a Milano, mentre gli addetti all’allestimento montavano gli
ultimi pezzi in vista del vernissage della sera. «Sono molto soddisfatto
dell'allestimento. Non potevo chiedere di meglio. La parete arancione poi...
Bella», commenta mentre passa in rassegna le sue creazioni. Lui - maestro
dell’Estetica italiana, critico d’arte, pittore e filosofo - espone per la
prima volta i disegni dedicati a “Vitriol”, un personaggio da lui inventato nel
2010: una figura senza forme, inquietante e enigmatica, dagli occhi accesi,
penetranti, ipnotici che scrutano e incantano chi guarda. In mezzo, attorno,
sopra ci sono citazioni in tedesco, oltre a diverse parole e numeri che
sembrano codici da decifrare.
mercoledì 5 ottobre 2016
Lo sguardo delle donne sulla storia
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| Le ragazze di Prima Linea Giovanna Borgese, Torino 1981 | ||
I colleghi delle agenzie e dei quotidiani scattavano le loro
foto del processo e tornavano di corsa in redazione. Lei, invece, non avendo
tempi da rispettare, poteva restare fino alla fine e scrutare i volti di quelle
persone rinchiuse dietro le sbarre per cogliere con la sua macchinetta le loro
espressioni di dolore, strafottenza, incoscienza. La foto Le ragazze di
Prima Linea scattata da Giovanna Borgese a Torino nel 1981 è una delle
150 fotografie esposte nella mostra L'altro sguardo che inaugura
oggi 5 ottobre alla Triennale di Milano e che raccoglie i lavori di sessanta
fotografe italiane, di varie generazioni, realizzati nell’arco di
cinquant’anni, dal 1965 al 2015. Foto collezionate con passione e competenza da
Donata Pizzi come «atto politico» e che
fanno il punto sulla storia della fotografia italiana al femminile, ma non
solo.
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