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| Nan Goldin e la sua Trixie |
Aveva solo undici
anni quando la sua adorata sorella Barbara si uccise sdraiandosi sui binari di
una ferrovia nei pressi di Washington. Era il 12 aprile 1965, sconvolta scappò
di casa diverse volte, e alla fine i genitori la diedero in affidamento. Fu una
tragedia che la segnò profondamente e che contribuì a fare di Nan Goldin la grande fotografa che tutto il mondo
conosce e apprezza come una delle maggiori esponenti di quell'arte che punta
all'identificazione completa con la propria vita.
«Ho iniziato a scattare
foto per via del suicidio di mia sorella», dice la Goldin. «L'avevo persa. Era
diventata un'ossessione, non volevo perdere mai più il ricordo di qualcuno». E
così fu. Dopo aver studiato fotografia a Boston, si trasferì a New York
documentando le serate, gli abusi, gli amori, le perdite, i dolori di cui i
suoi amici e lei stessa erano protagonisti: un immenso album di famiglia, un
diario visivo popolato da conoscenti e amanti, tossici, drag queen, donne
pestate.
