giovedì 17 ottobre 2019

Amanti, nipoti, amici, amantii: ecco la famiglia allargata secondo Elliott Erwitt

Lo sposo, la sposa e l’invitato dal piglio audace, quasi di sfida, come se custodisse uno scomodo segreto. La donna velata, fresca di cerimonia, gli volge un’occhiata preoccupata, mentre il marito, un po’ confuso, le tiene la mano. Siamo a Bratsk, in Siberia, nel 1967: lo scatto in bianco e nero fa il paio con un altro a colori in cui l’invitato ha lo sguardo nel vuoto e la mano sul mento. Entrambi sono opera di Elliott Erwitt, soprannominato non a caso il fotografo della “commedia umana”: per scattare sempre due macchine, una in mano, l’altra appesa al collo, a riprova di come l’assoluto, anche in fotografia, sia una bugia. C’è spazio solo per l’interpretazione, più d’una certamente, e due scatti, per quanto contigui, possono lasciar vedere il vero e il suo contrario, rimescolando le carte.
La madre di Robert Capa sulla tomba del figlio in Vietnam

martedì 15 ottobre 2019

Cesare Viel: Più nessuno da nessuna parte


Un'enorme balla di fieno si staglia all' ingresso del PAC di Milano. Lo sfondo azzurro rievoca cieli estivi e la scala di legno appoggiata invita a salire e a riposare su quelle erbe secche e profumate. È Lost in meditation, un varco d' accesso al mondo di Cesare Viel che con le sue costellazioni di frammenti di vissuto e memorie interpreta l' arte come momento di scambio emozionale e di relazione con gli altri. L' imponente installazione è un richiamo all' infanzia dell' artista trascorsa in Veneto, quando i contadini tagliavano l' erba, raccoglievano il fieno e lo disponevano in cumuli sui prati. Un' indagine sul linguaggio nell' arte, ma anche un tema sociale in un Paese come il nostro che fino a pochi decenni fa era ancora per lo più una realtà agricola. «Il personale è politico, pubblico», dice Viel durante la visita in anteprima della mostra riprendendo uno slogan degli anni Settanta. «Da bambino», continua l' artista, «desideravo salire e sdraiarmi su quel fieno. Mio nonno però me lo impediva per paura delle vipere che si potevano annidare e per non rovinare il duro lavoro, quasi sacro, dei contadini». Stasera, invece, Cesare Viel ci salirà e ci sdraierà per meditare.

lunedì 7 ottobre 2019

Dobbiamo tutte essere grate a Nellie Bly, cronista di fine '800

Nessuna ragazza di oggi che vuole fare la giornalista potrebbe avere un modello migliore di Nellie Bly. Lo scrive chiaramente David Randall nella prefazione della prima graphic novel a lei dedicata che ha firmato Luciana Cimino come sceneggiatrice e Sergio Algozzino come disegnatore.
Come dargli torto! Centocinquanta anni fa Nellie Bly rivoluziò il mondo del giornalismo non solo inventando le inchieste investigative sotto copertura, ma soprattutto - quando alle donne era preclusa ogni possibilità di professione e carriera - riuscì nell' impresa di farsi assumere da un quotidiano e a stracciare i colleghi maschi con imprese epocali. Un esempio su tutti: fu lei, in un mondo di viaggiatori ed espoloratori uomini, la prima a compiere in solitaria il giro del mondo in 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi. È la stessa Nellie Bly nella graphic novel edita da Tunué (160 pagine, 17 euro) a raccontarlo - in un costante confronto con una giovane giornalista che vuole intraprendere la stessa carriera - come dovette lottare e come alla fine la spuntò con il suo direttore diventando simbolo di tenacia, di libertà, di emancipazione femminile.

lunedì 30 settembre 2019

Artiste scandalose, emigrate dimenticate, pittrici di genere: quanti capolavori sconosciuti

Pan Yuliang
Parigi,1957. Le campane della Cappelle des Auxiliatrices suonano cinque rintocchi e Pan Yuliang congeda due modelle, si versa un bicchiere di vino e viene inaspettatamente raggiunta dai ricordi. Inizia così il romanzo di Jennifer Cody Epstein La pittrice di Shanghai (Rizzoli, 2008) che racconta la vita della scandalosa artista che nei primi decenni del secolo scorso ha scioccato la Cina con i suoi nudi. Una vita incredibile che inizia nel 1895 nella provincia di Jiangsu, lungo la costa est della Cina. Lei - al secolo Chen Xiuqin - rimane orfana a otto anni; viene sfruttata come serva dei parenti e poi venduta dallo zio a un bordello di Wuhu. Lì, nella "Casa dell'eterno splendore" dove le ragazze come lei si comprano e si vendono per pochi soldi, conosce la violenza ma anche l'amore che la farà diventare Yuliang (Buona giada). E impara a coltivare in segreto il vizio portentoso che un giorno la renderà libera: la passione assoluta e inviolabile per la pittura. Quando nel 1977 muore in un attico nella periferia di Parigi lascia agli eredi qualcosa come quattromila opere.
Concetta Scaravaglione
Gluck

mercoledì 25 settembre 2019

de Chirico, una grande scoperta

Autoritratto nudo, 1943
Quando René Magritte, per la prima volta, si trovò a tu per tu con un quadro di Giorgio de Chirico rimase folgorato. «Vidi il pensiero per la prima volta», disse. In effetti dopo la visita a Palazzo Reale a Milano, dove ieri si è tenuta la preview della mostra dedicata al «pictor optimus», l’impressione è proprio quella di essere riusciti a varcare una soglia, quella del suo inconscio. Piazze vuote, manichini senza volto, colonne e busti di marmo, ritratti e autoritratti: le opere di Giorgio de Chirico sono attimi rubati a un sogno, catturati e trasposti sulla tela, come testimonianze di un inconscio che si confessa in un quadro e non tra le pagine di un diario.