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| Ritratto di marinaio ignoto |
L’Annunciata, il marinaio, il “mafioso” Trivulzio, l’uomo di
Pavia, ma anche il bambino della Madonna Benson e l’Ecce homo: la capacità di Antonello
da Messina di cogliere l’intima essenza della persona fa sì che ogni suo
ritratto sia una storia, un romanzo, una leggenda. Che il prof Giovanni Carlo
Federico Villa smonta ad una ad una. Lui, che ha portato a Palazzo Reale, 19 dei 35 capolavori del più grande
pittore siciliano del Quattrocento, durante la preview della mostra milanese
ribatte punto per punto alla letteratura fiorita attorno a quei ritratti così
vitali ed enigmatici. «Ma quale marinaio», puntualizza davanti alla tavola con
il fascinoso e spavaldo uomo dipinta tra il 1465 e il 1476 proveniente dal
Museo Mandralisca di Cefalù. Sorridendo rivela che si tratta del vescovo
umanista Francesco Vitale da Noja e non certo lo sconosciuto marinaio che,
secondo la tradizione, avrebbe sedotto e abbandonato la figlia del farmacista
di Lipari: fu lei, per la vulgata, a sfregiare il ritratto con la punta di
un’agave e il padre lo usò come sportello per un mobile della bottega.
