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sabato 7 dicembre 2019

Emilio Vedova, la rabbia e la passione del pittore partigiano

Passione e rabbia fuse insieme dal colore. Pennellate grasse e nervose che allagano quadri immensi. Gesti titanici e ciechi che travolgono tutto. Foga, impeto e furore che smontano e rimontano strutture. È l'arte di Emilio Vedova, l'artista che nel Novecento più di tutti incarna l'uomo in rivolta. «La sua pittura è un' appassionata lotta contro l'avversario dietro la tela che nel più accanito contrasto del sì e del no, del bene e del male, del bianco e del nero, dovrà essere costretto a pronunciarsi», sostiene Werner Haftmann. «La tela, come una membrana nel mezzo della disputa registra il corso della contesa».
La sua biografia parla da sola. Negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale, Vedova fece parte, a Milano, del gruppo di "Corrente", nella cui galleria presentò una delle sue prime "personali". Dopo l'8 settembre 1943 partecipò alla Guerra di liberazione nelle file della Resistenza romana. Militò poi, col nome di battaglia di "Barabba" (scelto per la folta barba che ne avrebbe incorniciato il volto per tutta la vita), in una formazione partigiana molto attiva sull'altipiano bellunese. Nel corso di un rastrellamento "Barabba" fu ferito, ma riuscì, fortunosamente ad evitare di essere catturato dai nazifascisti.

giovedì 16 luglio 2015

Niguarda, svastiche sul murales dedicato alle partigiane Lia e Stellina

Gina «Lia» e Stellina Vecchio, erano due staffette partigiane. Il pomeriggio del 24 aprile 1944 ricevettero l'incarico di portare gli ordini del Comitato di Liberazione Nazionale agli operai delle fabbriche del nord Milano, per autorizzare l’insurrezione e lo sciopero generale. Quel pomeriggio, mentre si stavano avvicinando a Niguarda, all’altezza dell’Ospedale Maggiore sentirono il rumore di molti spari - racconterà Stellina molti anni dopo - accelerarono le pedalate per paura di arrivare troppo tardi.

domenica 23 febbraio 2014

#22F Siamo tutti terroristi #Notav

Una straordinaria giornata di lotta e mobilitazione ha attraversato il paese per dire no alla criminalizzazione delle lotte sociali, chiedere l’immediata liberazione di Chiara, Claudio Niccolò e Mattia e degli altri compagni ancora detenuti ai domiciliari, del movimento Notav ma anche degli altri movimenti colpiti nelle ultime settimane da operazioni giudiziarie quanto mai “creative”, come il movimento di lotta per la casa di Roma e i Precari Bros di Napoli.

domenica 28 luglio 2013

Cento anni il boia Priebke, diciotto anni la vittima: Lallo Orlandi Posti


«Io non vorrei mandare all'inferno nessuno. Ma per i tedeschi come Erich, che seviziano i prigionieri, vorrei inventare nuove torture». A scrivere queste parole è Orlando Orlandi Posti prigioniero a via Tasso nel febbraio 1944. Sta parlando del capitano Erich Priebke che domani, 29 luglio, compierà 100 anni.
Il boia nazista ha raggiunto il secolo di vita. Mio zio Lallo, invece, aveva appena compiuto diciotto anni quando venne trucidato su suo ordine nelle cave delle Ardeatine il 24 marzo dello stesso anno. Fu ammazzato con un colpo di pistola alla testa dopo 50 giorni di torture fisiche e morali. Il suo corpo quando venne scoperto l'eccidio era irriconoscibile: i capelli neri e ricci erano diventati tutti bianchi e dritti.

Era alto e bello Lallo quando armato di un vecchio fucile stava tra gli studenti, le donne, gli operai che cercavano di respingere le armate tedesche a Porta San Paolo e sulle rive dell'Aniene. Studente dalle scuole magistrali, a diciassette anni era entrato nella Resistenza: seminava chiodi per strade per fermare le autocolonne tedesche, trasportava armi, partecipava alle dimostrazioni per boicottare le lezioni all'università da dove erano stati esclusi gli ebrei e gli antifascisti. Lo hanno fermato la mattina del 3 febbraio 1944 non prima però di essere riuscito ad avvertire i compagni di un'imminente retata.