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venerdì 1 novembre 2013

#Priebke: segreto di Stato sul cadavere del boia

Il corpo di Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, è stato trasferito in una località segreta. La salma, secondo quanto scrive il Messaggero, non sta più all'aeroporto militare di Pratica di Mare, dove era stata portata la notte del 15 ottobre scorso, dopo che era saltato il funerale nel monastero lefebvriano di Albano Laziale. E' impossibile però sapere se è stato già seppellito o è stato cremato e nel caso dove sono i suoi resti. La tumulazione del nazista è infatti classificata come segreta, essendo stato apposto dal governo il cosiddetto Nos, nulla osta di sicurezza.

venerdì 18 ottobre 2013

Tutte le menzogne del boia Priebke

Primo. Erich Priebke mente dicendo che i comandi tedeschi avevano affisso manifesti in cui minacciavano rappresaglie in caso di azioni contro di loro. I manifesti fatti affiggere da Kesselring dopo l'occupazione di Roma dicevano che i colpevoli di azioni antitedesche (quindi: non ostaggi che non c'entravano) sarebbero stati puniti secondo il codice militare germanico. Un manifesto sulle Fosse Ardeatine fu affisso, ma dopo, a strage avvenuta. E dimenticano la fatidica frase finale, «quest'ordine è già stato eseguito». Le persone che dicono di averlo visto prima sono forse tratte in inganno dall'errore di sintassi in cui si dice che 10 italiani per un tedesco «saranno» uccisi. Tutto questo Priebke lo sapeva benissimo, visto che era al comando. Se dice il contrario non è perché si sbaglia ma perché mente.

martedì 15 ottobre 2013

#priebke: un altro epilogo per i funerali del boia

C'era un sacco di gente incazzata ad aspettare il carro funebre che da Roma porta la salma del boia delle Ardeatine al convento dei lefebvriani di Albano. C'era pure un neonazista che voleva provare ad avvicinarsi al suo "capitano", ma vista l'aria che tirava ha preferito mimetizzarsi tra quelli che urlavano "assassino" e a quelli che imprecavano contro il prefetto che aveva autorizzato i funerali nella cittadina dei Castelli. Aveva paura, si vedeva. E stava in silenzio. Non ha detto una parola neanche quando gli hanno dato in mano una pietra e gli hanno fatto il segno di lanciare. Ha stretto quel sasso in mano e lo ha scagliato con tutta la forza che aveva sul vetro di quel macchinone nero che gli stava passando davanti. Dentro di sé si sentiva una merda, ma tant'è. Si è guardato intorno sperando che nessun camerata lo avesse visto. Si è solo tranquillizzato quando ha visto quei pochi fascisti che erano arrivati, ma erano tenuti a debita distanza dal cordone di agenti in tenuta antisommossa.

domenica 28 luglio 2013

Cento anni il boia Priebke, diciotto anni la vittima: Lallo Orlandi Posti


«Io non vorrei mandare all'inferno nessuno. Ma per i tedeschi come Erich, che seviziano i prigionieri, vorrei inventare nuove torture». A scrivere queste parole è Orlando Orlandi Posti prigioniero a via Tasso nel febbraio 1944. Sta parlando del capitano Erich Priebke che domani, 29 luglio, compierà 100 anni.
Il boia nazista ha raggiunto il secolo di vita. Mio zio Lallo, invece, aveva appena compiuto diciotto anni quando venne trucidato su suo ordine nelle cave delle Ardeatine il 24 marzo dello stesso anno. Fu ammazzato con un colpo di pistola alla testa dopo 50 giorni di torture fisiche e morali. Il suo corpo quando venne scoperto l'eccidio era irriconoscibile: i capelli neri e ricci erano diventati tutti bianchi e dritti.

Era alto e bello Lallo quando armato di un vecchio fucile stava tra gli studenti, le donne, gli operai che cercavano di respingere le armate tedesche a Porta San Paolo e sulle rive dell'Aniene. Studente dalle scuole magistrali, a diciassette anni era entrato nella Resistenza: seminava chiodi per strade per fermare le autocolonne tedesche, trasportava armi, partecipava alle dimostrazioni per boicottare le lezioni all'università da dove erano stati esclusi gli ebrei e gli antifascisti. Lo hanno fermato la mattina del 3 febbraio 1944 non prima però di essere riuscito ad avvertire i compagni di un'imminente retata.