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| Carlo Carrà, I funerali dell'anarchico Galli |
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martedì 13 settembre 2016
Gli anni d'oro degli anarchici a Milano
giovedì 22 maggio 2014
#strettamentepersonale Il mio libro "Il sangue politico" a Ombriano
Oggi, 23 maggio, alle 19,30 presento a Ombriano il mio libro "Il sangue politico" (Editori Riuniti): la storia di Gianni Aricò, di Angelo Casile, di Annelise Borth, di Franco Scordo e di Luigi Lo Celso che trovarono la morte a soli vent'anni in uno strano incidente stradale sull'autostrada del Sole, nei pressi di Ferentino, la notte tra il 26 e il 27 settembre 1970.
Erano partiti dalla Calabria per portare a Roma, ai compagni della Federazione Anarchica Italiana, un dossier di contro-informazione misteriosamente scomparso dal luogo dell'incidente. La loro vicenda e il dossier che avevano messo insieme si intreccia con alcune delle pagine più oscure e insanguinate della storia italiana collegate da un inquietante filo nero che parte da piazza Fontana, passa per i moti di Reggio, la strage di Gioia Tauro, il golpe Borghese. E ancora il caso Marini, l'omicidio De Mauro, la tragica fine di Mastrogiovanni. Questa è la storia di cinque anarchici che avevano scoperto cose che “avrebbero fatto tremare l'Italia”. Questa è la storia di cinque ragazzi che capirono prima di altri che l'Italia, un Paese che aveva sconfitto sul campo il fascismo, non lo aveva però estirpato, consentendo a beceri individui assetati di potere e di sangue di farlo rinvigorire e crescere fino ai giorni nostri dove convivono vecchie e nuove dittature con la loro carica di violenza e disumanità. Li hanno fermati.
Qui trovate la prefazione di Erri De Luca
Erano partiti dalla Calabria per portare a Roma, ai compagni della Federazione Anarchica Italiana, un dossier di contro-informazione misteriosamente scomparso dal luogo dell'incidente. La loro vicenda e il dossier che avevano messo insieme si intreccia con alcune delle pagine più oscure e insanguinate della storia italiana collegate da un inquietante filo nero che parte da piazza Fontana, passa per i moti di Reggio, la strage di Gioia Tauro, il golpe Borghese. E ancora il caso Marini, l'omicidio De Mauro, la tragica fine di Mastrogiovanni. Questa è la storia di cinque anarchici che avevano scoperto cose che “avrebbero fatto tremare l'Italia”. Questa è la storia di cinque ragazzi che capirono prima di altri che l'Italia, un Paese che aveva sconfitto sul campo il fascismo, non lo aveva però estirpato, consentendo a beceri individui assetati di potere e di sangue di farlo rinvigorire e crescere fino ai giorni nostri dove convivono vecchie e nuove dittature con la loro carica di violenza e disumanità. Li hanno fermati.
Qui trovate la prefazione di Erri De Luca
giovedì 13 febbraio 2014
Gli anarchici chiedono di essere liberati dalla prigione del socialismo
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| I funerali di Kropotkin, 1921 |
Una folla di 100.000 persone segue il feretro sino al cimitero. Delle bandiere nere vengono innalzate, ma anche degli striscioni che proclamano: "Dove c'è autorità, non c'è libertà". Nella rarissima foto dell'archivio Pinelli si legge nello striscione tenuto in piedi dalla compagna e dal compagno: " chiediamo la libertà di tutti gli anarchici incarcerati che stanno combattendo per le medesime idee per cui Kropotkin ha combattuto - "l'anarchia".Una volta al cimitero, diversi oratori rendono un ultimo omaggio all'autore di "La conquista del pane".
mercoledì 8 gennaio 2014
Altro che santo! Ecco chi era il commissario Calabresi
Pasquale Valitutti è l'unico testimone vivente della tragica notte
tra il 15 ed il 16 dicembre quando, dopo ore estenuanti di attesa,
seduto dietro la porta dell'ufficio del commissario Calabresi, aspettava
che Pinelli uscisse dalla stanza per essere interrogato. "Saranno
state le 11 e mezzo, grosso modo, in quella stanza succede qualcosa che
io ho sempre descritto nel modo più oggettivo, più serio, scrupoloso,
dei rumori, un trambusto, come una rissa, come se si rovesciassero dei
mobili, delle sedie, delle voci concitate", racconta commosso ancora
oggi. Il racconto che fa Pasquale Valitutti di quella sera è sempre lo
stesso da 44 anni, non è mai cambiato di una virgola: Calabresi era in
quella stanza quando Pinelli si gettò dalla finestra. "Il compagno
Giuseppe Pinelli è stato materialmente assassinato dai signori:
Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e Caracuta su mandato
degli alti vertici di polizia e governo", ripete Lello. "Se qualcuno si
sente calunniato sporga denuncia e ci si dia la possibilità di un nuovo
processo. Io continuo a chiedere giustizia e verità per il nostro
compagno Giuseppe Pinelli. Si aprano gli armadi, si rimuova il segreto
di Stato sulle stragi e si dica la verità su tutto quel periodo".
domenica 4 agosto 2013
Livorno, i "funerali del mare" contro il rigassificatore
Gli anarchici livornesi si mobilitano questa sera per ribadire con forza: "No al rigassificatore", "No al saccheggio", "No allo sfruttamento". Sul sito del Collettivo Anarchico Libertario e della Federazione Anarchica Livornese spiegano cosa significano per loro "i funerali del mare", quel mare dove è ancorato, a pochi chilometri dalla costa, il mostro con suoi quattro enormi serbatoi da 137mila metri cubi di capacità. In autunno dovrebbe essere messo in funzione: pomperà ogni giorno centinaia di milioni di litri d’acqua, che poi rigettaterà in mare più fredda e con aggiunta di cloro con inevitabili danni per l'ambiente marino.
domenica 14 luglio 2013
Monza ricorda il tiranno, gli anarchici brindano a Bresci
Il 29 luglio di due anni fa, un gruppo di anarchiche e anarchici romani cambiarono il nome della toponomastica capitolina. Il ponte di fronte al Palazzo di Giustizia, quello che le autorità cittadine vollero dedicare a Umberto I, diventò “Ponte Gaetano Bresci” in omaggio al regicida, vendicatore anarchico che nello stesso giorno del 1900 uccise il Savoia.
Le targhe con la nuova intitolazione del ponte sono rimaste per lungo tempo al posto di quelle istituzionali: né le forze dell'ordine, né le autorità competenti -troppo occupati in altro- si sono accorti della sostituzione: così che per oltre un mese a Roma c'è stato “Ponte Gaetano Bresci”.
In attesa di conoscere come gli anarchici quest'anno, in occasione del 113° anniversario del regicidio, omaggeranno Bresci val la pena di raccontare come si preparano i monarchici a ricordare il loro re.
Sabato 20 luglio a Monza un manipolo di persone vestite da carnevale si appresta a vivere una giornata di lutto con tanto di messa funebre per ricordare il loro amato re che affamò il popolo e autorizzò il genarale Bava Beccaris a sparare a Milano sulla folla inerme che chiedeva il pane, decorandolo poi con la "Gran Croce dell'Ordine Militare di Savoia" per i servizi resi al paese.
Questi gentiluomini e gentildonne, che saranno anch'essi premiati con un attestato di partecipazione (così promette la Guardia Reale), si sono dati appuntamento è alle 9,45 a piazza Duomo. Da lì andranno in corteo, accompagnati dalla banda musicale di Valbrona a depositare alcune corone d'alloro alla Cappella Espiatoria. Verrebbe da chieder loro perché, visto che la salma di Umberto I sta al Pantheon, ma tant'è. Alle 11,30 è prevista la messa nella chiesa dei carmelitani scalzi. Poi tutti a mangiare al ristorante dell'Hotel de la Ville per il modico prezzo di 60 euro. Nell'invito alla partecipazione spedito a tutti i soci viene indicato anche il dress code, ovvero l'abbigliamento da indossare nella calda giornata del 20 luglio: “mantello o tenuta sociale abito scuro, scarpe adeguate, cravatta dell’Istituto, fascia da braccio, guanti bianchi e basco con fregio dell’Istituto o cappello del corpo militare in cui si è svolto il servizio alla Patria”. A dar manforte ai monarchici, pare arriveranno anche dei nazionalisti, armati di tricolore e slogan triti e ritriti.
Di certo ci sarà qualcuno che la sera del 29 luglio berrà un buon bicchiere di vino brindando a Bresci e ai tre colpi di pistola che uccisero Umberto I: “La condanna mi lascia indifferente”.
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