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giovedì 9 gennaio 2014

Il Ponte della Ghisolfa sul #commissiario: "Un prodotto di destra, revisionista"

La fiction è "un prodotto di destra, revisionista, un fumettone, che sborda". Mauro Decortes, storico portavoce del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, liquida così il film mandato in onda su Rai 1 dedicato al commissario Calabresi. "Credo che si difenderanno dicendo che una fiction è un’opera di fantasia, ma allora non dovevano chiamare il commissario col nome di Calabresi e non dovevano ambientarla a Milano ma in una città di fantasia, hanno fatto una operazione orribile che ci ha ferito”, dice Decortes all'Ansa snocciolando poi un lungo elenco di cose che, secondo lui e gli anarchici milanesi amici di Valpreda e di Pinelli, nella fiction sono state travisate e in particolare si sofferma su un fatto: ”La cosa più clamorosa è il bar degli anarchici a Milano. Non è mai esistito. Ma l’operazione è sottile: lo spettatore ha l’impressione di entrare in un bar di malviventi e se anche poi alla fine si fa capire che non hanno messo la bomba, delinquenti e drogati restano lo stesso”.

mercoledì 8 gennaio 2014

Altro che santo! Ecco chi era il commissario Calabresi

Pasquale Valitutti è l'unico testimone vivente della tragica notte tra il 15 ed il 16 dicembre quando, dopo ore estenuanti di attesa, seduto dietro la porta dell'ufficio del commissario Calabresi, aspettava che Pinelli uscisse dalla stanza per essere interrogato.  "Saranno state le 11 e mezzo, grosso modo, in quella stanza succede qualcosa che io ho sempre descritto nel modo più oggettivo, più serio, scrupoloso, dei rumori, un trambusto, come una rissa, come se si rovesciassero dei mobili, delle sedie, delle voci concitate", racconta commosso ancora oggi. Il racconto che fa Pasquale Valitutti di quella sera è sempre lo stesso da 44 anni, non è mai cambiato di una virgola: Calabresi era in quella stanza quando Pinelli si gettò dalla finestra. "Il compagno Giuseppe Pinelli è stato materialmente assassinato dai signori: Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e Caracuta su mandato degli alti vertici di polizia e governo", ripete Lello. "Se qualcuno si sente calunniato sporga denuncia e ci si dia la possibilità di un nuovo processo. Io continuo a chiedere giustizia e verità per il nostro compagno Giuseppe Pinelli. Si aprano gli armadi, si rimuova il segreto di Stato sulle stragi e si dica la verità su tutto quel periodo".

venerdì 6 dicembre 2013

12 dicembre 1969, la verità è una sola: fu strage di stato #appuntamenti

Il 12 dicembre 1969 la strage di Piazza Fontana diede l’avvio all'offensiva dello stato per annientare ogni sogno di giustizia sociale e di dignità umana rivendicati e praticati dagli sfruttati nelle lotte del '68 e dell'autunno caldo del '69. L’assassinio dell’anarchico Pino Pinelli, gli arresti degli anarchici Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli, Emilio Borghese, Enrico Di Cola, Roberto Gargamelli, Roberto Mander e dei tantissimi altri compagni accusati delle stragi di stato, furono un espediente per creare il panico sociale necessario a favorire svolte autoritarie, ma l’immediata e quotidiana opera di controinformazione degli anarchici e di tutto il movimento, smascherò tempestivamente questo intento.
Le attività di lotta e di denuncia delle connivenze palesi tra servizi segreti e fascisti trasformarono in un boomerang questa offensiva reazionaria.
La strategia della tensione lascia il posto, 44 anni dopo, alla strategia della menzogna.
Come ogni dittatura economica, lo stato “democratico”, riscrive continuamente la storia a proprio uso e consumo, cercando di insabbiare ogni prova delle sue malefatte.
Utilizzando solerti pennivendoli che si reinventano di tanto in tanto improbabili teorie la cui unica caratteristica comune è di accusare, oggi come ieri, gli anarchici.
Contro l’ennesimo tentativo di infangare la nostra memoria, accusiamo, oggi come ieri, lo Stato di strage e assassinio.

giovedì 21 novembre 2013

#20N Prima di parlare sciacquatevi la bocca: ecco chi è Lello

Lello ed io
I compagni stanno preparando un articolo e un'intervista (qui trovate l'anteprima) che verrà pubblicata la settimana prossima su Umanità Nova. Ma io non posso aspettare fino a giovedì prossimo per scrivere quello che penso sull'ignobile articolo uscito oggi sul Messaggero intitolato "In testa al corteo spunta i paraplegico". A cavallo delle pagine dedicate agli "scontri" dei No Tav a Roma e all' "oltraggio" subito dall'insegna della sede del Pd a via dei Giubbonari c'è un pezzo sul quotidiano della Capitale, non firmato, dedicato a Pasquale Valitutti che l'ignoto e infame giornalista chiama familiarmente Lello, come se fosse un suo amico, un suo compagno. Ma non se lo può permettere il pennivendolo del Messaggero perché dimostra nel suo misero articolo che non conosce affatto Lello.

giovedì 18 luglio 2013

Imbrattata la targa di Pinelli a Piazza Fontana. Quel marmo non si tocca!

La targa di Pinelli oltraggiata
Qualche idiota la notte tra martedì e mercoledì si è divertito a imbrattare la targa di Pinelli a piazza Fontana: non quella delle istituzioni, bensì quella dei compagni del ferroviere anarchico ammazzato nell'ufficio del commissario Calabresi il 16 dicembre 1969. Anticipando quello che il Comune di Milano vorrebbe fare, il solerte vandalo ha modificato la scritta da "ucciso" in "uccisoSI". Due lettere che firmano in maniera chiara ed inequivocabile l'oltraggio.

E' di qualche giorno fa, infatti, la decisione di Palazzo Marino di rimettere mano alle targhe commemorative sparse in città. Tra queste quella posta dagli anarchici nel giardino di fronte alla Banca Nazionale dell'Agricoltura dove la bomba fascista del 12 dicembre 1969 fece 17 vittime e ferì 88 persone. Con il voto favorevole del Pd e del centro destra il consiglio comunale ha infatti approvato la proposta della Lega Nord di modificare la grammatica delle targhe toponomastiche che contiene anche l'emendamento del terzopolista Manfredi Palmieri secondo il quale le targhe devono essere corrette anche nei contenuti se portano il nome delle vittime degli episodi di terrorismo. Il Comune di Milano le modificherà, dice il documento approvato, «inserendo nel testo la verità giudiziaria affermata». La cosa non è parsa vera a Riccardo De Corato che già aveva provato senza riuscirci a smantellare la lastra di marmo. Il "fratello d'Italia", non appena l'Aula ha dato il via libera, si è affrettato ad annunciare: «Il Comune rimuoverà la targa apposta dagli anarchici abusivamente nei giardinetti di piazza Fontana dove è scritto che Pinelli fu ucciso. D'Ambrosio accertò che l'anarchico Pinelli non fu ucciso».

Parole le sue che non coincidono con quanto detto da Napolitano il 9 maggio 2009 quando accolse al Quirinale la vedova Licia Pinelli. Forse De Corato non ricorda che il presidente della Repubblica in quell'occasione chiese «rispetto e omaggio per la figura di un innocente, Giuseppe Pinelli, che fu vittima due volte: prima di pesantissimi e infondati sospetti, poi di una improvvisa e assurda fine». E' un peccato che De Corato non sappia che la verità giudiziaria nel caso di Pinelli non coincide con quella storica.

De Corato dovrebbe sapere inoltre, visto il tentativo andato male già una volta, che rimuovere quella targa è pressoché impossibile: potrà sempre esserci qualche imbecille che si divertirà a sporcarla, potrà sempre esserci qualche trombone che annuncerà di volerla toglierla, ma il marmo non si sposterà da lì. Si metta l'anima in pace: la targa degli anarchici a ricordo di Pinelli resterà dov'è a ricevere l'omaggio di chi non dimentica.

Per questo il Ponte della Ghisolfa, il circolo del "ferroviere ucciso innocente nei locali della questura di Milano il 16 dicembre 1969", ha organizzato per il 24 Luglio, alle ore 18, un presidio a piazza Fontana. Verrà ripulita la targa imbrattata a ribadire che quel marmo firmato "dagli studenti e democratici milanesi" non si tocca: continuerà a ricordare la verità. Anche a quelli che la considerano una verità scomoda. (nop)