La fiction è "un prodotto di destra, revisionista, un fumettone, che sborda". Mauro Decortes, storico portavoce del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, liquida così il film mandato in onda su Rai 1 dedicato al commissario Calabresi. "Credo che si difenderanno dicendo che una fiction è un’opera di fantasia, ma allora non dovevano chiamare il commissario col nome di Calabresi e non dovevano ambientarla a Milano ma in una città di fantasia, hanno fatto una operazione orribile che ci ha ferito”, dice Decortes all'Ansa snocciolando poi un lungo elenco di cose che, secondo lui e gli anarchici milanesi amici di Valpreda e di Pinelli, nella fiction sono state travisate e in particolare si sofferma su un fatto: ”La cosa più clamorosa è il bar degli anarchici a Milano. Non è mai esistito. Ma l’operazione è sottile: lo spettatore ha l’impressione di entrare in un bar di malviventi e se anche poi alla fine si fa capire che non hanno messo la bomba, delinquenti e drogati restano lo stesso”.
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giovedì 9 gennaio 2014
venerdì 6 dicembre 2013
12 dicembre 1969, la verità è una sola: fu strage di stato #appuntamenti
Il 12 dicembre 1969 la strage di Piazza Fontana diede l’avvio all'offensiva dello stato per annientare ogni sogno di giustizia sociale e di dignità umana rivendicati e praticati dagli sfruttati nelle lotte del '68 e dell'autunno caldo del '69. L’assassinio dell’anarchico Pino Pinelli, gli arresti degli anarchici Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli, Emilio Borghese, Enrico Di Cola, Roberto Gargamelli, Roberto Mander e dei tantissimi altri compagni accusati delle stragi di stato, furono un espediente per creare il panico sociale necessario a favorire svolte autoritarie, ma l’immediata e quotidiana opera di controinformazione degli anarchici e di tutto il movimento, smascherò tempestivamente questo intento.
Le attività di lotta e di denuncia delle connivenze palesi tra servizi segreti e fascisti trasformarono in un boomerang questa offensiva reazionaria.
La strategia della tensione lascia il posto, 44 anni dopo, alla strategia della menzogna.
Come ogni dittatura economica, lo stato “democratico”, riscrive continuamente la storia a proprio uso e consumo, cercando di insabbiare ogni prova delle sue malefatte.
Utilizzando solerti pennivendoli che si reinventano di tanto in tanto improbabili teorie la cui unica caratteristica comune è di accusare, oggi come ieri, gli anarchici.
Contro l’ennesimo tentativo di infangare la nostra memoria, accusiamo, oggi come ieri, lo Stato di strage e assassinio.
Le attività di lotta e di denuncia delle connivenze palesi tra servizi segreti e fascisti trasformarono in un boomerang questa offensiva reazionaria.
La strategia della tensione lascia il posto, 44 anni dopo, alla strategia della menzogna.
Come ogni dittatura economica, lo stato “democratico”, riscrive continuamente la storia a proprio uso e consumo, cercando di insabbiare ogni prova delle sue malefatte.
Utilizzando solerti pennivendoli che si reinventano di tanto in tanto improbabili teorie la cui unica caratteristica comune è di accusare, oggi come ieri, gli anarchici.
Contro l’ennesimo tentativo di infangare la nostra memoria, accusiamo, oggi come ieri, lo Stato di strage e assassinio.
giovedì 18 luglio 2013
Imbrattata la targa di Pinelli a Piazza Fontana. Quel marmo non si tocca!
| La targa di Pinelli oltraggiata |
E' di qualche giorno fa, infatti, la decisione di Palazzo Marino di rimettere mano alle targhe commemorative sparse in città. Tra queste quella posta dagli anarchici nel giardino di fronte alla Banca Nazionale dell'Agricoltura dove la bomba fascista del 12 dicembre 1969 fece 17 vittime e ferì 88 persone. Con il voto favorevole del Pd e del centro destra il consiglio comunale ha infatti approvato la proposta della Lega Nord di modificare la grammatica delle targhe toponomastiche che contiene anche l'emendamento del terzopolista Manfredi Palmieri secondo il quale le targhe devono essere corrette anche nei contenuti se portano il nome delle vittime degli episodi di terrorismo. Il Comune di Milano le modificherà, dice il documento approvato, «inserendo nel testo la verità giudiziaria affermata». La cosa non è parsa vera a Riccardo De Corato che già aveva provato senza riuscirci a smantellare la lastra di marmo. Il "fratello d'Italia", non appena l'Aula ha dato il via libera, si è affrettato ad annunciare: «Il Comune rimuoverà la targa apposta dagli anarchici abusivamente nei giardinetti di piazza Fontana dove è scritto che Pinelli fu ucciso. D'Ambrosio accertò che l'anarchico Pinelli non fu ucciso».
Parole le sue che non coincidono con quanto detto da Napolitano il 9 maggio 2009 quando accolse al Quirinale la vedova Licia Pinelli. Forse De Corato non ricorda che il presidente della Repubblica in quell'occasione chiese «rispetto e omaggio per la figura di un innocente, Giuseppe Pinelli, che fu vittima due volte: prima di pesantissimi e infondati sospetti, poi di una improvvisa e assurda fine». E' un peccato che De Corato non sappia che la verità giudiziaria nel caso di Pinelli non coincide con quella storica.
De Corato dovrebbe sapere inoltre, visto il tentativo andato male già una volta, che rimuovere quella targa è pressoché impossibile: potrà sempre esserci qualche imbecille che si divertirà a sporcarla, potrà sempre esserci qualche trombone che annuncerà di volerla toglierla, ma il marmo non si sposterà da lì. Si metta l'anima in pace: la targa degli anarchici a ricordo di Pinelli resterà dov'è a ricevere l'omaggio di chi non dimentica.
Per questo il Ponte della Ghisolfa, il circolo del "ferroviere ucciso innocente nei locali della questura di Milano il 16 dicembre 1969", ha organizzato per il 24 Luglio, alle ore 18, un presidio a piazza Fontana. Verrà ripulita la targa imbrattata a ribadire che quel marmo firmato "dagli studenti e democratici milanesi" non si tocca: continuerà a ricordare la verità. Anche a quelli che la considerano una verità scomoda. (nop)
giovedì 11 luglio 2013
"I funerali dell'anarchico Pinelli", una testimonianza ancora scomoda
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| I funerali dell'anarchico Pinelli, Enrico Baj (1972) |
La grandiosa composizione fu realizzata tra il 1971 e il 1972 Enrico Baj su 3 metri di altezza e 12 di lunghezza, con 18 figure ritagliate nel legno, unite con la tecnica del collage per raccontare in uno spazio atemporale il momento della caduta dell’anarchico Pinelli ed il momento dei suoi funerali. Doveva essere inaugurata il 17 maggio 1972, ma venne rimandata a data da destinarsi per via dell'omicidio del commissario Calabresi che fu compiuto lo stesso giorno. Dopo la cancellazione della presentazione, Baj regalò l’opera a Licia, la vedova di Pinelli, ma viste le dimensioni non poteva tenersela in casa. Fu lo stesso Baj che si occupò allora di venderla alla Fondazione Giorgio Marconi offrendo il ricavato alla famiglia Pinelli.
L'anno scorso, finalmente, dopo oltre quarant'anni la città di Milano ha potuto ammirare dal vivo, per qualche mese la grandiosa opera esposta a Palazzo Reale. Purtroppo però questa testimonianza, imbarazzante ancora oggi per alcuni, adesso è stata smontata e impacchettata ed è tornata nei depositi della Fondazione Marconi. Il Comune di Milano non se l'è sentita di lasciarla in mostra a disposizione di tutti: l'ha restituita al proprietario che invece era ben disposto disposto a regalarlo alla città di Milano purchè le venisse una data una sistemazione dignitosa e definitiva. Il sindaco Pisapia purtroppo, nonostante una raccolta di firme promossa dal Ponte della Ghisolfa ha ignorato il dono della preziosa opera di Baj arrecando un enorme danno al prestigio della città e alla memoria.
Il 6 luglio scorso proprio il circolo anarchico di Pinelli di via Monza a Milano, nel corso dell'annuale ricordo della morte di Pietro Valpreda, ha esposto in modo provocatorio una riproduzione fotografica a dimensioni reali dei "Funerali dell'anarchico Pinelli" di Baj per ricordare a tutti la storia difficile di una stagione segnata dalla violenza di Stato; la storia di una moglie e due figlie che perdono il loro amato padre e marito Giuseppe Pinelli, l’anarchico ingiustamente sospettato di essere l’artefice della strage di piazza Fontana che poi venne ucciso. (nop)
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