venerdì 5 ottobre 2018

Il reportage di Tanzini sul mercato Tsukiji che verrà smantellato per le olimpiadi

© Nicola Tanzini, TokyoTsukiji
Domani, 6 ottobre,  le ruspe entreranno in azione a Tokyo e distruggeranno per sempre uno dei suoi simboli: il mercato di Tsukiji, tempio delle aste mondiali del tonno, dove vengono vendute ogni anno 700mila tonnellate di pesce. Un posto “magico”, frequentato dagli addetti ai lavori (lì sono i venditori di pesce che scelgono i clienti, non il contrario) e dai turisti di tutto il mondo, che il fotografo italiano Nicola Tanzini è riuscito a immortalare prima che venga definitivamente smantellato per far posto a un parcheggio per le Olimpiadi del 2020.

giovedì 20 settembre 2018

Marina Abramović: «Sono figlia di partigiani. Ho allenato il mio corpo»

L'indice sulla fiamma della candela è annerito, segno che è già da un po' che il fuoco brucia la carne viva. Ma non ci sono smorfie di dolore sul volto. Gli occhi, seppur arrossati, non tradiscono sofferenza. Marina Abramović è concentrata e guarda dritto negli occhi chi le sta davanti. Ha scelto questa immagine per la mostra, la sua prima retrospettiva italiana, che apre oggi 20 settembre a Palazzo Strozzi, Firenze. L'ha voluta chiamare The Cleaner (che si traduce in addetto alle pulizie). A 71 anni d'età e mezzo secolo di attività artistica alle spalle la "Signora delle performance" spiega così il titolo: «Come in una casa: tieni solo quello che ti serve fai pulizia del passato, della memoria, del destino». Quel che resta è l'agiografia di una delle artiste più controverse che con le sue opere ha rivoluzionato l'idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione. Marina Abramović ha saputo unire come pochi altri una ricerca d'avanguardia a una popolarità andata oltre i confini classici del sistema dell'arte:  riflettendo sulla propria vita, da sempre ha portato alla ribalta temi cruciali, che ci riguardano tutti, riuscendo a comunicare come nessun altro artista col presente, interpretandone le contraddizioni e le urgenze.
Anche questo è uno dei temi che fino al 20 gennaio la mostra di Palazzo Strozzi prova a raccontare attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance da parte di attori selezionati e formati (ma chissà se pagati il giusto).

martedì 21 agosto 2018

"Sono Fernanda Wittgens", la donna che salvò i capolavori di Brera dai nazisti e dalle bombe

Se la Pinacoteca di Brera è uno dei musei più importanti e visitati in Italia lo si deve soprattutto a una donna. Una donna coraggiosa, determinata e innamorata dell'arte che non si risparmiò per salvare, acquistare e rendere fruibili a tutti i capolavori che oggi i visitatori di tutto il mondo possono ancora ammirare. Lei è Fernanda Wittgens, la prima soprintendente a ricoprire il ruolo di dirigente di un importante museo fino ad allora ad esclusivo appannaggio degli uomini:  «una donna», per dirla con le sue parole, «a cui il destino ha dato compiti da uomo, ma che li ha sempre assolti senza tradire l'affettività femminile».

sabato 21 luglio 2018

Agostino Bonalumi e la sua arte flessibile

Struttura modulare bianca 1970
Un cartello posto all’ingresso avverte il visitatore: «Questa mostra è dedicata a Luca Lovati». Non poteva essere altrimenti e Agostino Bonalumi (1935-2013) a cui è dedicata la bella antologica che inaugura oggi a Palazzo Reale sarebbe stato assolutamente d’accordo: il nome del suo storico assistente - morto lunedì scorso cadendo da una scala mentre allestiva la mostra - accostato al suo dà la possibilità a chi si sofferma davanti alle sue incredibili opere di capire il grande lavoro che c’era dietro.

John Bock, l'artista serial killer che ti invita sulla scena del crimine


Il teatro dell’assurdo firmato da John Bock va in scena negli spazi del Podium della Fondazione Prada a Milano. Assurdo e caotico lo definirebbe chi si trova per la prima volta davanti alle opere (si possono chiamare così?) dell’artista tedesco noto per le performance che lui chiama «lectures» (parodie di presentazioni accademiche che si svolgono in ambienti allestiti con oggetti di uso quotidiano, materiali trovati e di scarto, mobili e altri elementi disposti a formare universi illogici, in cui i visitatori sono invitati a partecipare). A prima vista tutto ciò appare senza senso, ma in realtà il lavoro di Bock è sempre molto lucido e rigoroso: attraverso un personalissimo collage, supera e reinventa i tradizionali confini della storia dell’arte vampirizzando i generi, con la conseguenza che dipanare il bene e il male diventa impossibile impossibile.