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giovedì 20 settembre 2018

Marina Abramović: «Sono figlia di partigiani. Ho allenato il mio corpo»

L'indice sulla fiamma della candela è annerito, segno che è già da un po' che il fuoco brucia la carne viva. Ma non ci sono smorfie di dolore sul volto. Gli occhi, seppur arrossati, non tradiscono sofferenza. Marina Abramović è concentrata e guarda dritto negli occhi chi le sta davanti. Ha scelto questa immagine per la mostra, la sua prima retrospettiva italiana, che apre oggi 20 settembre a Palazzo Strozzi, Firenze. L'ha voluta chiamare The Cleaner (che si traduce in addetto alle pulizie). A 71 anni d'età e mezzo secolo di attività artistica alle spalle la "Signora delle performance" spiega così il titolo: «Come in una casa: tieni solo quello che ti serve fai pulizia del passato, della memoria, del destino». Quel che resta è l'agiografia di una delle artiste più controverse che con le sue opere ha rivoluzionato l'idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione. Marina Abramović ha saputo unire come pochi altri una ricerca d'avanguardia a una popolarità andata oltre i confini classici del sistema dell'arte:  riflettendo sulla propria vita, da sempre ha portato alla ribalta temi cruciali, che ci riguardano tutti, riuscendo a comunicare come nessun altro artista col presente, interpretandone le contraddizioni e le urgenze.
Anche questo è uno dei temi che fino al 20 gennaio la mostra di Palazzo Strozzi prova a raccontare attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance da parte di attori selezionati e formati (ma chissà se pagati il giusto).

martedì 21 agosto 2018

"Sono Fernanda Wittgens", la donna che salvò i capolavori di Brera dai nazisti e dalle bombe

Se la Pinacoteca di Brera è uno dei musei più importanti e visitati in Italia lo si deve soprattutto a una donna. Una donna coraggiosa, determinata e innamorata dell'arte che non si risparmiò per salvare, acquistare e rendere fruibili a tutti i capolavori che oggi i visitatori di tutto il mondo possono ancora ammirare. Lei è Fernanda Wittgens, la prima soprintendente a ricoprire il ruolo di dirigente di un importante museo fino ad allora ad esclusivo appannaggio degli uomini:  «una donna», per dirla con le sue parole, «a cui il destino ha dato compiti da uomo, ma che li ha sempre assolti senza tradire l'affettività femminile».

mercoledì 20 luglio 2016

Nessuna deroga sull'anonimato delle donne denuncianti

Le chiacchiere stanno a zero, servono i fatti. Le donne subiscono maltrattamenti ogni giorno tra le quattro mura domestiche, eppure se ne parla - a volte anche in maniera morbosa - solo quando i riflettori della cronaca nera illuminano i casi dove non c’è più niente da fare. Viene invocata tolleranza zero nei confronti degli stalker, ci sono appelli mediatici dalle più alte cariche istituzionali affinché le donne denuncino, si facciano aiutare ad allontanare il maltrattante, ma poi quando c’è da fare qualcosa di concreto l’emergenza sembra lontana, un intervento appare rimandabile. Le beghe burocratiche prendono il sopravvento e l’urgenza di aiutare le vittime viene derubricata a una delle tante voci nei bilanci degli enti locali. Tra tagli di risorse e finanziamenti mai arrivati la crisi viene scaricata ancora sulla pelle delle donne, di quelle che hanno trovato il coraggio di condividere con persone competenti il loro dramma, che sono state supportate nella difficile decisione di allontanarsi da casa e dal pericolo di un marito o ex compagno violento, che hanno scelto di vivere.