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lunedì 25 febbraio 2019

Giorgio Andreotta Calò ha portato il mare a Milano

Meduse
Dopo essersi inabbissato, il piroscafo "Città di Milano" riemerge dalle profondità marine con un carico di sculture enigmatiche. Sono le opere di Giorgio Andreotta Calò (ha rappresentato l'Italia all'ultima Biennale di Venezia con la spettacolare installazione all'Arsenale "La fine del mondo") che hanno "invaso" i 1400 metri quadrati dello Shed del PirelliHangar Bicocca a Milano per raccontare vicende dimenticate in una stimolante trama di rimandi. A cominciare dal titolo scelto per la mostra Città di Milano che è il nome del piroscafo della Pirelli che il 16 giugno del 1919, urtando in una secca, colò a picco al largo di Filicudi dopo 32 anni di campagne fra posa e riparazione di cavi telegrafici sottomarini tra le isole italiane, il Mar Rosso, lo Stretto di Gibilterra, le Baleari, il Marocco, la Libia, l'Oceano Indiano, le guerre (come quella italo-turca quando dovette andare ai Dardanelli a tagliar cavi sotto il fuoco delle batterie nemiche) e la riparazione di quelli spazzati via dalle onde del maremoto a Messina.

martedì 31 ottobre 2017

Take Me (I'm Yours): la mostra che rompe i tabù sulle opere d'arte



«Prendimi. Sono tuo». Non succede mai che visitando una mostra lo spettatore venga invitato a portarsi via gratuitamente un'opera d'arte. Né tanto meno a manometterla o crearne di nuove. E invece al Pirelli Hangar Bicocca dove inaugura oggi la mostra collettiva “Take Me (I'm Yours)” sì può fare. Anzi si deve, perché al visitatore viene chiesto di fare tutto quello che di norma è vietato in un museo: toccare, modificare, comprare, lasciare, scambiare e in molti casi portare via i lavori esposti, scardinando il “mito” dell'unicità dell'opera e mettendo in discussione i suoi modi di produzione. Da Yoko Ono a Francesco Vezzoli, da Maurizio Cattelan a Gianfranco Baruchello, da Ugo La Pietra a Luigi Ontani e Giorgio Andreotta Calò (tanto per citarne alcuni): 56 artisti hanno accettato di far parte del progetto ideato agli inizi degli anni Novanta da Hans Ulrich Olbrist e Christian Boltanski che ha come obiettivo quello di rompere i tabù legati all'arte e ripensare i modi in cui viene esposta e fruita. «Questa mostra va al di là dei confini dello spazio espositivo», ha spiegato Obrist. «continua nelle case dei collezionisti, si modifica ogni volta che un visitatore prende o lascia qualcosa. Questa mostra è la realizzazione pratica di quanto auspicato da William Morris quando parlava di “arte per tutti”».

domenica 14 maggio 2017

Cristi, miraggi e tarocchi: il padiglione Italia è il più bello della Biennale

Giorgio Andreotta Calò
«Sublime è tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore», scriveva nel 1757 Edmund Burke nel suo A Philosophical Inquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful. Per il filosofo irlandese la grandezza in senso spirituale, intellettuale, estetico è suscitata nell' umano sentire da tutto ciò che risulta essere indeterminato, i cui limiti sfuggono alle nostre capacità di rappresentazione e da tutto ciò che risulta essere oscuro o disarmonico. Ecco allora che non si fa fatica a definire «sublime» il padiglione italiano della 57esima edizione della Biennale di Venezia firmato da Cecilia Alemani. Il buio, l' inquietudine, il misticismo accompagnano il visitatore in tutti e duemila metri quadri dello spazio all'Arsenale fino alla fine del percorso che sfocia nel giardino delle Vergini.
Roberto Cuoghi