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domenica 18 giugno 2017

Quanto horror nei quadri di Hopper!



Room in NY (1936)
Una signora sola in un bar. Il diner più famoso d'America, con la sua vetrata piena di luce contro il buio della notte. Una sigaretta fumata di fronte a una finestra aperta, lasciando che il sole penetri nelle ossa. Una coppia separata da una noia invincibile. Un cinema mezzo vuoto dove una donna aspetta l'uomo che ama. Sono tutte descrizioni di celebri dipinti di Edward Hopper, uno dei più conosciuti pittori del '900 che con apparente semplicità di linee e colori ha saputo raccontare il lato oscuro del sogno americano. Opere caratterizzate da un sofisticato gioco di luci fredde, taglienti, volutamente artificiali, e dalla drammatica incomunicabilità tra i soggetti rappresentati. La direzione dei loro sguardi e i loro atteggiamenti narrano qualcosa che lo spettatore non vede. Scene silenziose, capaci però di evocare spunti per immaginare storie.

mercoledì 3 maggio 2017

Hockney, il potere delle immagini dalle caverne all'Ipad



Compie ottant’anni a luglio e crea opere d’arte usando l’iPad. David Hockney oltre a essere tra i massimi esponenti dell'avanguardia anglosassone negli anni '60 del secolo scorso, è uno degli artisti più popolari nel Regno Unito (il 17 novembre scorso Sotheby's ha battuto la sua opera «Woldgate Woods, 24, 25 and 26 October 2006» a 11,7 milioni di dollari)  e alla Tate Britain di Londra è in corso la più vasta retrospettiva che gli sia stata mai dedicata sinora. Organizzata con il Centre Pompidou di Parigi e il Met di New York, la mostra riunisce i suoi lavori più significativi: dai primi «Love Painting» (1960-61) con i quali ha sovvertito il linguaggio dell'Espressionismo astratto in un'autobiografia omoerotica,  alle opere realizzate dopo il suo ritorno in California nel 2013 compresi i ritratti di familiari, amici e di se stesso, come  «Self Portrait with Blue Guitar» 1977;  le sue iconiche immagini piscine di Los Angeles e ovviamente le opere realizzate con l’app “Brushes” sul suo iPad che gli ha permesso, a suo dire, di risolvere il problema della luce mutevole.   

martedì 3 maggio 2016

"Da questa parte del mare", l'ultimo pugno nello stomaco di Gianmaria Testa

Un pugno nello stomaco che fa ancor più male perché chi te l’ha dato non c’è più. Gianmaria Testa è morto a 57 anni il 30 marzo scorso dopo una lunga malattia; venti giorni dopo è uscito il suo libro "Da questa parte del mare" (Einaudi, pp. 112, € 12) che costringe a fermarti, pensare, interrogarti, conoscere. Proprio come fa lui - senza retorica con una lingua poetica e tagliente, burbera ed emozionata - in questa che Erri De Luca chiama «multibiografia di persone e di luoghi, dove sei anche tu». C’è Testa, figlio di contadini che ha rinunciato al posto fisso da ferroviere e che ci ha regalato 30anni di canzoni necessarie, precise. Canzoni che raccontano la vita, i sentimenti, ma anche i drammi del nostro presente.