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mercoledì 4 marzo 2020

Non solo pittori e scultori: tutti i lavori nel mondo dell'arte

"Vengo ora al mio grande delitto, quello che sovrasta tutti gli altri. Da tempo acquisto e stimo massimamente le opere di pittori assai originali e colti, tra cui vi sono molti uomini di genio, e pretendo di imporle agli amatori". Questo scrive Paul Durand-Ruel a proposito di Degas, Monet, Renoir, Sisley, Pissarro che si erano proclamati Impressionisti inaugurando tra mille polemiche a Parigi la mostra destinata a far cambiare rotta alla storia dell'arte. Era il 15 aprile 1874: un solco nella linea del tempo che segna un prima e un dopo. Non solo per le innovazioni linguistiche e tematiche introdotte dai pittori ribelli, ma pure per quel modello di relazioni messe in campo che sarà poi ripreso e sviluppato fino a delineare quello che oggi chiamiamo mercato dell'arte. A tessere la rete fu Paul Durand-Ruel (1831-1922), un mercante parigino che, in controtendenza rispetto alla critica e al pubblico, puntò tutto su una nuova arte, l’Impressionismo, i vincendo alla grande anche grazie al un nuovo modello di fruizione e vendita di opere che mise in campo circondandosi e valorizzando figure specializzate fino ad allora non riconosciute.
Parte tutto da qui. Lo sa bene Andrea Concas, docente e divulgatore nonché fondatore della prima community dedicata alla formazione, aggiornamento e orientamento sulle professioni dell’arte che ha appena pubblicato il nuovo libro “Professione Arte” (Mondadori, pag. 224, euro 19,90).

sabato 29 ottobre 2016

Ogni libreria che chiude apre un varco all'omologazione

Toccherà ad Astrit Cani (si pronuncia Zani) - intellettuale, poeta, traduttore in albanese di Kafka, Pessoa, Proudhon, nonchè librario - tirare giù per l' ultima volta la saracinesca dello storico «Remainders Libreria degli Editori», in via Paolo Sarpi. Le vetrine del civico 35 che fanno angolo con via Rosmini sono tappezzate di cartelli che annunciano la svendita degli oltre 12mila volumi per l' imminente chiusura. La libreria ha lo sfratto esecutivo ed entro la fine dell' anno dovrà cessare l' attività.

venerdì 16 gennaio 2015

La storia di Baraa, ha solo 10 anni ed insegna ai profughi

Ho pensato subito a mia figlia Sofia e alla sua poca voglia di andare a scuola quando ho letto la storia di Baraa Antar. Una storia che fa venire i brividi: nonostante le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere, l'orrore della guerra, le persecuzioni, i bambini non si arrendano. Vogliono vogliono apprendere, vogliono comunicare, vogliono costruirsi un futuro, vogliono essere liberi.
Baraa ha solo 10 anni, è una piccola profuga siriana e vive con la famiglia nel campo di Ketermaya, nella regione dello Chouf, a sud di Beirut. È qui che tiene le sue lezioni, insegnando agli altri bambini del campo l’alfabeto arabo e perfino la lingua francese. Grazie a lei, i suoi piccoli allievi hanno imparato a salutare, ringraziare e chiedere permesso in francese, ma anche i primi rudimenti della grammatica araba. La "scuola" di Baraa è all’ombra di una pineta nei pressi del campo, la cattedra è un tavolino su cui poggia una piccola lavagna magnetica, mentre i bambini usano delle pietre come seggiole.
«Noi non pensiamo solo a giocare, ma anche a imparare», ha detto Baraa in un’intervista alla tv satellitare ’al-Arabiyà. «Ci sono bambini piccoli che stanno imparando ’alef, ba, tà...», ha continuato, con riferimento alle prime lettere dell’alfabeto arabo. Quanto al francese, Baraa stessa lo sta imparando nelle scuole di altri campi profughi: «Appena imparo qualcosa di nuovo, lo insegno agli altri bambini», racconta la piccola maestra, mentre i suoi alunni ripetono in coro: «Bonjour... comment ca va... merci...».