martedì 15 ottobre 2019

Cesare Viel: Più nessuno da nessuna parte


Un'enorme balla di fieno si staglia all' ingresso del PAC di Milano. Lo sfondo azzurro rievoca cieli estivi e la scala di legno appoggiata invita a salire e a riposare su quelle erbe secche e profumate. È Lost in meditation, un varco d' accesso al mondo di Cesare Viel che con le sue costellazioni di frammenti di vissuto e memorie interpreta l' arte come momento di scambio emozionale e di relazione con gli altri. L' imponente installazione è un richiamo all' infanzia dell' artista trascorsa in Veneto, quando i contadini tagliavano l' erba, raccoglievano il fieno e lo disponevano in cumuli sui prati. Un' indagine sul linguaggio nell' arte, ma anche un tema sociale in un Paese come il nostro che fino a pochi decenni fa era ancora per lo più una realtà agricola. «Il personale è politico, pubblico», dice Viel durante la visita in anteprima della mostra riprendendo uno slogan degli anni Settanta. «Da bambino», continua l' artista, «desideravo salire e sdraiarmi su quel fieno. Mio nonno però me lo impediva per paura delle vipere che si potevano annidare e per non rovinare il duro lavoro, quasi sacro, dei contadini». Stasera, invece, Cesare Viel ci salirà e ci sdraierà per meditare.
In occasione dell' inaugurazione della mostra curata da Diego Sileo e della XV Giornata del Contemporaneo, l' artista infatti - a partire dalle 18,30 - farà rivivere alcune delle installazioni presenti con delle performance alle quali sarà chiamato a partecipare anche il pubblico. Una di queste, inedita, è Il giardino di mio padre. Gli oggetti sotterrati (2019), dedicata al padre e alla sua scomparsa. Un lavoro sul silenzio accumulato tra genitore e figlio che porta con sé riflessioni sull'identità di genere maschile e sulla difficile eredità simbolica del patriarcato: Viel perlustrerà il giardino, smuoverà il terreno nel tentativo di trovare i reperti tardivi di un contatto tra due uomini. Al termine della performance i visitatori potranno entrare nel giardino a cercare i loro ricordi.


Al lutto della madre è invece dedicata l'opera che chiude la mostra e le dà il titolo: Più nessuno da nessuna parte. La citazione di Roland Barthes - che è tutt' altro che pessimista di come sembrerebbe - è scritta su un grande disegno tratto da una foto apparsa su un quotidiano in cui una donna è immersa in un vortice d' acqua provocato da un' alluvione nel 2009. La frase e il disegno vanno oltre la cronaca e portano a riflettere, partendo dalle nostre esperienze personali, sulla relazione spesso complessa con la realtà.
Le opere in mostra - che ripercorre la ricerca e la pratica performativa dell' artista italiano - sono tante e complesse, ma merita un' attenzione particolare quella ideata appositamente per il Pac. Nel cuore della relazione è un'installazione sonora sulla discreta e intima forza rivoluzionaria della relazione d'amore. La sua voce e quella della sua compagna di vita, Laura Guglielmi, si intrecciano in un intenso e poetico "discorso amoroso" composto e scritto da entrambi. Un' opera fondamentale per la contemporaneità nella quale viviamo, perché avere un sistema, avere un linguaggio per parlare d'amore è necessario affinché l' amore sia fonte di energia e ispirazione per tutti e perché - come affermava sempre Barthes - «la società moderna manca di un linguaggio per dire l' amore».
Altro aspetto molto importante del lavoro di Cesare Viel è la cronaca: ridisegnata, commentata o trasmessa sotto forma di performance. L'artista si mette in gioco, esplorando ed alterando l’identità propria e altrui, arrivando spesso a definire un’identità mista, androgina, mimetica.
Nel 2004 durante la performance To the Lighthouse (messa in scena nel 2005 anche al PAC) Viel veste i panni di Virginia Woolf, la scrittrice inglese che in Orlando aveva sviluppato proprio il tema dell’androginia. Non un travestimento totale, ma per metà: parrucca e volto truccato, camicetta di seta con nastrino di velluto e giacca scura. Per il resto, scarpe e pantaloni da uomo. L’artista, seduto in un salottino anni Trenta, ascolta la lettura di un capitolo del romanzo della Woolf (in italiano Gita al faro). In Accendere una lampada e sparire, 2003, il dialogo è con la poetessa americana Emily Dickinson: una lettera a lei indirizzata scritta da Viel e letta ad alta voce davanti al pubblico. Al termine della performance rimane la lettera su un foglio-tappeto bianco e una lampada accesa. La Dickinson disse che i poeti accendono lampade le cui scintille superano le distanze spazio-temporali e il bianco era il suo colore; a un certo punto della sua vita, infatti, decise di vestirsi solo di bianco.
In Seasonal Affective Disorder (1998), Viel alterna alle parole pause di riflessione, gesti improvvisi che rivelano una condizione psicologica ed emotiva instabile. Il titolo si riferisce ad una sindrome depressiva che colpisce i popoli scandinavi nella parte dell’anno in cui prevale il buio. L’artista entra in scena, si siede, si trucca, scrive, sposta le carte su un tavolo, si specchia. I molteplici aspetti della personalità dell'artista riaffiorano nell'esplorazione del corpo e dei suoi limiti, nel disagio esistenziale, insieme con la volontà di mostrarsi senza mascheramenti davanti all'occhio della videocamera.
Progetto Bachmann riporta la traccia della performance realizzata nel 2006 in un appartamento privato in via Giulia a Roma, prossimo all’abitazione della scrittrice austriaca tragicamente scomparsa nel 1973. Anche questo lavoro affronta l’intreccio tra testo, voce, corpo, identità, dimensione maschile e dimensione femminile.
Nel 2000 Viel si chiude in una gabbia per la performance Aladino è stato catturato: una gabbia di legno, di quelle che servono per trasportare merci. L’artista rimane seduto su un tappeto per alcune ore a leggere tarocchi e a scrivere frasi che il pubblico gli comunica su diversi fogli colorati lasciati disordinatamente sul tappeto. Il soggetto fiabesco è un pretesto per un’ironica rappresentazione sull’influenza frustrante delle convenzioni e sui temi fondamentali di libertà e prigionia.

Si può visitare fino al 1° dicembre 2019.







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