Un'enorme balla di fieno si staglia all' ingresso del PAC di Milano. Lo sfondo azzurro rievoca cieli estivi e la scala di legno appoggiata invita a salire e a riposare su quelle erbe secche e profumate. È Lost in meditation, un varco d' accesso al mondo di Cesare Viel che con le sue costellazioni di frammenti di vissuto e memorie interpreta l' arte come momento di scambio emozionale e di relazione con gli altri. L' imponente installazione è un richiamo all' infanzia dell' artista trascorsa in Veneto, quando i contadini tagliavano l' erba, raccoglievano il fieno e lo disponevano in cumuli sui prati. Un' indagine sul linguaggio nell' arte, ma anche un tema sociale in un Paese come il nostro che fino a pochi decenni fa era ancora per lo più una realtà agricola. «Il personale è politico, pubblico», dice Viel durante la visita in anteprima della mostra riprendendo uno slogan degli anni Settanta. «Da bambino», continua l' artista, «desideravo salire e sdraiarmi su quel fieno. Mio nonno però me lo impediva per paura delle vipere che si potevano annidare e per non rovinare il duro lavoro, quasi sacro, dei contadini». Stasera, invece, Cesare Viel ci salirà e ci sdraierà per meditare.
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martedì 15 ottobre 2019
Cesare Viel: Più nessuno da nessuna parte
Un'enorme balla di fieno si staglia all' ingresso del PAC di Milano. Lo sfondo azzurro rievoca cieli estivi e la scala di legno appoggiata invita a salire e a riposare su quelle erbe secche e profumate. È Lost in meditation, un varco d' accesso al mondo di Cesare Viel che con le sue costellazioni di frammenti di vissuto e memorie interpreta l' arte come momento di scambio emozionale e di relazione con gli altri. L' imponente installazione è un richiamo all' infanzia dell' artista trascorsa in Veneto, quando i contadini tagliavano l' erba, raccoglievano il fieno e lo disponevano in cumuli sui prati. Un' indagine sul linguaggio nell' arte, ma anche un tema sociale in un Paese come il nostro che fino a pochi decenni fa era ancora per lo più una realtà agricola. «Il personale è politico, pubblico», dice Viel durante la visita in anteprima della mostra riprendendo uno slogan degli anni Settanta. «Da bambino», continua l' artista, «desideravo salire e sdraiarmi su quel fieno. Mio nonno però me lo impediva per paura delle vipere che si potevano annidare e per non rovinare il duro lavoro, quasi sacro, dei contadini». Stasera, invece, Cesare Viel ci salirà e ci sdraierà per meditare.
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