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lunedì 9 aprile 2018

Dancing with myself: l'egocentrismo degli artisti per raccontare la nostra società

Urs Fisher
«Dovunque mi arrampichi io sono seguito da un cane chiamato Ego», diceva Nietzsche. Come lui molti scrittori, intellettuali, creativi. Spesso però questo ego, questo voler essere al centro dell' attenzione, è per gli artisti solo un mezzo per descrivere altro. Che sia una denuncia o semplicemente una provocazione o una riflessione sull'arte o la società, di fondo c'è la sperimentazione sulla propria persona e sulla propria sensibilità per veicolare un messaggio. Quale ruolo mi assegna la collettività e come posso liberarmi dai suoi obblighi? Come posso sfuggire alla fatalità della morte diventando parte della mia opera? Sono alcune delle domande, esistenziali e ironiche, politiche e poetiche, biografiche e sociali alle quali cerca di dare risposte la mostra Dancing with myself che ha appena inaugura to a Punta della Dogana a Venezia.

venerdì 7 aprile 2017

Niente cadaveri, Hirst mette in mostra il tesoro del liberto

La tuffatrice
C'è chi lo ritiene il più grande artista contemporaneo ed è disposto a pagare milioni per portarsi a casa una sua opera e chi lo odia considerandolo solo il prodotto di un'abile strategia di marketing o un sadico che usa i cadaveri degli animali. Di certo c'è che Damien Hirst spiazzando chi già gli avevano preparato la "festa", ha lasciato tutti a bocca aperta anche stavolta con la sua opera Treasures from the Wreck of the Unbelievable (GUARDA LE FOTO). Un progetto complesso e ambizioso tenuto sotto segreto istruttorio al quale l'artista inglese ha lavorato oltre 10 anni e che è stato presentato ieri (6 aprile 2017) a Venezia, in anteprima mondiale, nelle due sedi espositive della Pinault Collection: Punta della Dogana e Palazzo Grassi. Si tratta di un gioco? Di una caccia al tesoro? O è solo un sogno?