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venerdì 22 marzo 2019

Letizia Battaglia, fotografia come scelta di vita

Capelli rosa tagliati a caschetto, la sigaretta in una mano, la Leica nell'altra. Letizia Battaglia ti guarda dritto in faccia quando ti parla ed è impossibile non rimanere sedotti da quella luce che brilla nei suoi occhi così come si resta contagiati da quella carica di umanità che sprigiona.
Ha ottantaquattro anni Letizia Battaglia. Lei, prima donna europea premiata a New York con l'Eugene Smith (il più prestigioso dei riconoscimenti, il nobel per la fotografia), diventata famosa per i suoi scatti ai morti ammazzati dalla mafia (tra cui Pier Santi Mattarella) non ci sta ad essere etichettata come fotografa e ancor meno a essere conosciuta nel mondo semplicemente come "la fotografa della mafia": «Non diciamo sciocchezze! Io sono una persona, non sono una fotografa». E lo dice con così tanta convinzione che questa frase campeggia all' ingresso dell' antologica a lei dedicata che apre oggi alla Casa dei Tre Oci a Venezia, curata da Francesca Alfano Miglietti. «Quando ho fotografato l'ho fatto perché dovevo», puntualizza smontando in pochi secondi il falso mito del "divino artefice", del demiurgo e dell' ispirazione sovrannaturale.
Rivendica con orgoglio la necessità di fare quelle foto per portarsi a casa uno stipendio (era una reporter de L' Ora), e rivela senza nessun problema che la fotografia è stata la sua terapia. «La macchinetta che mi ha regalato una mia amica è stata determinante. Ero una donna con tanti problemi, ero infelice, inquieta, non avevo elaborato la strada: ero madre, ma volevo essere io», ricorda. «Sono riuscita a riappropriarmi di me quando ho iniziato a fotografare». E ancora: «La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come tanto altro ancora. L'ho vissuta come acqua dentro la quale mi sono immersa, mi sono lavata e purificata. L'ho vissuta come salvezza e come verità».

giovedì 23 ottobre 2014

Piccole femministe crescono / GUARDA IL VIDEO

Hanno tutte tra i 6 e i 13 anni, sono vestite da principesse Disney, ma di regale hanno ben poco. Con fare navigato queste bambine (c'è anche un maschietto) imprecano, sbraitano e mostrano il dito medio  ricordano che nessuno si dovrebbe offendere per le parolacce, semmai la società dovrebbe risentirsi del fatto che le donne sono ancora pagate il 23% in meno rispetto agli uomini e che una su cinque viene molestata o stuprata.
Il video è promosso da “FCKH8.com”, l’azienda di abbigliamento che realizza magliette contro il sessismo, il razzismo e a favore dei diritti LGBT, che ha lanciato la campagna «Girls Just Want to Have FUN-damental Rights".