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lunedì 9 ottobre 2017

#Felinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia

Brescia, primavera del 2005. Un uomo anziano, barba ispida e poco curata, cappello calato sugli occhi si aggira per i vicoli del quartiere Carmine. Gira più volte intorno ad un palazzo, si ferma davanti al portone per leggere i nomi sul citofono. Bussa insistentemente ma non apre nessuno. Ad un certo punto si affaccia il portiere: quell’uomo coi capelli bianchi gli pare un barbone, lo insulta dandogli del «parassita», chiama la polizia. Che arriva poco dopo, lo identifica e lo ferma. «Poeta arrestato», titolano il giorno dopo i quotidiani locali. Quel poeta era Lawrence Ferlinghetti, il padre della Beat Generation, che quasi novantenne era tornato a Brescia per rimettere insieme i pezzi del suo passato a cominciare dal luogo dove era nato quel padre - emigrato giovanissimo negli Stati Uniti - che non aveva mai conosciuto e che neanche sapeva fosse italiano. Lo scoprì per caso quando a venti anni richiese il proprio certificato di nascita per arruolarsi volontario nella Marina yankee (partecipò allo sbarco in Normandia e sei settimane dopo lo sgancio della bomba atomica era a Nagasaki, cosa che gli provocò talmente tanto orrore da diventare «pacifista radicale»). Fu a quel punto che realizzò che il padre Carlo Leopoldo, morto prima della sua nascita, aveva anglicizzato il proprio cognome in Ferling per essere un autentico americano. Solo nel 1955 il poeta decise di prendere ufficialmente il vero cognome e di firmare con quello tutta la sua opera letteraria e artistica. Da quel momento in poi Ferlinghetti intraprese una lunga e tortuosa ricerca per scoprire le proprie origini. Che ha trovato appunto a Brescia.

domenica 1 ottobre 2017

"Lettere dalla vagina", la mia intervista a Mona e Mae #FestivaldiInternazionale

Mona e Mae
Sembra assurdo, eppure ancora oggi le donne conoscono poco la propria sessualità con la terribile conseguenza che alcune di noi non sanno vivere il proprio corpo con consapevolezza e serenità. Assurdo e incredibile come, dopo anni e anni di discussioni e rivendicazioni, quanto poco se ne parli. Gli effetti sono catastrofici. Uno degli ultimi sondaggi sul tema, quello pubblicato recentemente sul Daily Mail, rivela che la maggioranza delle donne sia insoddisfatta della propria vita sessuale: una donna su 10 fa sesso al massimo una volta l’anno, mentre il 50% delle intervistate ha confessato di fare l’amore una volta al mese o anche meno. È un misero 10% poi che dichiara di avere rapporti sessuali almeno una volta a settimana. Soltanto il 17% infatti si dice invece appagata.
Percentuali frustranti che si giustificano - in parte - con la mancanza di conoscenza. Cosa alla quale hanno cercato di rimediare Mona Chalabi e Mae Ryan ideando e realizzando Vagina dispatches - Lettere dalla vagina, un documentario del Guardian in quattro puntate, che altro non è che un viaggio di esplorazione per rompere i tabù sul sesso femminile, parlando di anatomia, mestruazioni, orgasmo ed educazione sessuale. La serie ha riscosso un incredibile successo, tanto da essere nominata perfino ai premi Emmy 2017.