Spesso le cose diventano evidenti e importanti nel momento stesso in cui
vengono nascoste alla vista. Esistono, lo sappiamo, ma tolte al nostro
sguardo rivelano tutto il vuoto che lascia il loro non esserci. Ci si
accorge di quanto bene si vuole a una
persona quando questa è lontana, ci si rammarica per tutte le volte non
gli abbiamo prestato attenzione, che non abbiamo approfondito la sua
conoscenza. Lo stesso meccanismo può essere applicato agli oggetti e
perfino ai monumenti. Come i due caselli daziari
di Porta Venezia a Milano.
Ieri mattina chi si è trovato a passare per quel nevralgico crocevia, è
rimasto basito: cosa diavolo è successo ai due edifici neoclassici
simbolo della città? Chi li ha "impacchettati" con quei sacchi sporchi,
scarabocchiati e strappati? Ma soprattutto perché
tutto questo degrado? La maggior parte di turisti e milanesi a tutto
hanno pensato tranne che quella fosse un'opera di "land art" come
quelle di Christo. C'è chi ha pensato ad un'occupazione da parte dei
migranti. C'è chi ha pensato a un imminente
restauro: che quei teloni servano a coprire il cantiere. Altri hanno
creduto che fosse il set cinematografico di un film ambientato in
qualche favela, alcuni hanno immaginato una spettacolare
sorpresa nascosta nel loro interno.
Niente di tutto questo. Entrando nel primo
casello "impacchettato" si scopre - c'è tanto di cartello - che quello è
uno degli interventi su scala urbanistica di Ibrahim Mahama in
occasione dell' Art Week e della Settimana del Design (dall'1 al 14 aprile).
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sabato 30 marzo 2019
domenica 2 aprile 2017
Fuori Salone aspettando la "Maestà Tradita"
| Maestà Tradita, Gaetano Pesce |
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