«I pittori e i poeti hanno la
facoltà di inventare qualunque cosa a loro piace». Il vedutista veneziano
Bernardo Bellotto mette questa citazione dell’Ars Poetica di Orazio nel suo autoritratto datato 1764 per
rivendicare, qualora ce ne fosse bisogno, la sua libertà di artista. Ingaggiato dalle
più importanti corti italiane ed europee, il nipote di Canaletto la scrive su
un manifesto affisso su una delle colonne del monumentale portico che fa da
scenografia alla sua celebrazione insieme alle locandine degli spettacoli del
teatro di corte di Dresda: in
una, pittorescamente strappata, si riesce a individuare il titolo dello
spettacolo L’enfant prodigue di Voltaire; sulla colonna più in fondo è annunciato Rodogune di
Corneille, entrambe opere che Bellotto conosceva bene, facendo parte della sua
ricca biblioteca.
