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giovedì 25 ottobre 2018

La "città irreale" di Mario Merz diventa realtà dopo 50 anni #Igloos


La “città irreale” di Mario Merz è diventata realtà. Ci si può camminare e ci si può perdere: tanto c’è da vedere, tanti sono i messaggi da cogliere. Una passeggiata in solitaria sarebbe il massimo, ha suggerito la figlia Beatrice presidente della Fondazione Merz. E in effetti camminando senza fretta attorno ai trenta igloo sistemati nelle Navate e nel Cubo del Pirelli HangarBicocca i pensieri sono davvero molti: quelle strutture architettoniche sferiche delimitano uno spazio, un territorio ma nello stesso tempo offrono allo sguardo del visitatore l’interno; la forma è la stessa per tutti, ma ognuna di quelle “capanne” è unica come l’essere umano; ci si può girare attorno percependo il moto circolare del tempo; è un “ventre”, diceva Merz, dal quale possono nascere delle cose. 

giovedì 9 febbraio 2017

Pittura, fotografia, scultura, performance: le connessioni invisibili di Mambor

«Se volete capire davvero l'uomo e l'artista Renato Mambor dovete partire dalle ultime opere», consiglia Patrizia Speciale a chi si accinge a visitare la mostra dedicata al suo compagno scomparso all'età di 78 anni nel 2014 appena inaugurata al Palazzo delle Stelline. E proprio una delle ultime opere di Mambor, peraltro inedita, apre la rassegna: un'installazione-autoritratto di cinque ieratiche sagome bianche che portano al posto del cuore, su piccole mensole, cuori in materiali diversi (cuoio, ceramica) e un metronomo: opera al tempo stesso metafisica e gioiosa, che ribadisce l'ardente desiderio dell'artista di non lasciare mai spazio alla disillusione e al cinismo, costituendo sempre con i propri lavori  «una fonte di ricerca della conoscenza». Il titolo è “Re di cuore”, quel cuore che lo aveva “tradito” nel 1987 costringendolo ad un importante intervento chirurgico e che con il suo ritmo «porta l'universo dentro di noi» segna l'inizio, ma anche la conclusione della retrospettiva "Connessioni invisibili" che racconta 55 anni di impegno artistico durante i quali Mambor  ha rinnovato instancabilmente le forme e approfondito la conoscenza di sé inventando dispositivi di comunicazione che coinvolgessero lo spettatore lasciando opere di grande valore e significato.