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lunedì 30 settembre 2019

Artiste scandalose, emigrate dimenticate, pittrici di genere: quanti capolavori sconosciuti

Pan Yuliang
Parigi,1957. Le campane della Cappelle des Auxiliatrices suonano cinque rintocchi e Pan Yuliang congeda due modelle, si versa un bicchiere di vino e viene inaspettatamente raggiunta dai ricordi. Inizia così il romanzo di Jennifer Cody Epstein La pittrice di Shanghai (Rizzoli, 2008) che racconta la vita della scandalosa artista che nei primi decenni del secolo scorso ha scioccato la Cina con i suoi nudi. Una vita incredibile che inizia nel 1895 nella provincia di Jiangsu, lungo la costa est della Cina. Lei - al secolo Chen Xiuqin - rimane orfana a otto anni; viene sfruttata come serva dei parenti e poi venduta dallo zio a un bordello di Wuhu. Lì, nella "Casa dell'eterno splendore" dove le ragazze come lei si comprano e si vendono per pochi soldi, conosce la violenza ma anche l'amore che la farà diventare Yuliang (Buona giada). E impara a coltivare in segreto il vizio portentoso che un giorno la renderà libera: la passione assoluta e inviolabile per la pittura. Quando nel 1977 muore in un attico nella periferia di Parigi lascia agli eredi qualcosa come quattromila opere.
Concetta Scaravaglione
Gluck

mercoledì 15 novembre 2017

Outsiders: gli artisti che la vita prese a calci in culo

Anita Berber
«La baronessa non è una futurista: lei è il futuro», disse Marcel Duchamp a proposito di Elsa von Frenytag-Loringhoven. E aveva ragione. Nata povera nel 1874 a Swinemunde (città sul Mar Baltico della Pomerania), divenuta nobile ma morta in miseria nel 1927 in circostanze mai chiarite, Elsa è stata un'artista che ha anticipato di mezzo secolo mode e tendenze. Tre matrimoni e molti colpi di scena alle spalle, bisessuale, sempre eccentrica nel modo di presentarsi (come quando si rasava il cranio o si adornava con oggetti pescati nei cassonetti della spazzatura), affetta da incurabile cleptomania, era conosciuta al tempo per le performance che metteva in scena - seminuda o vestita di lattine - nei luoghi più inconsueti, fra cui bettole mal frequentate o strade e piazze newyorkesi. Ma anche perché recuperava cose dai bidoni dell'immondizia e li usava per assemblaggi, sculture, pitture trasformando i rifiuti in opere d'arte. Il suo nome era noto pure per le poesie, alcune di esse dedicate al folle e non ricambiato amore di quella stagione, quello per il dada Duchamp al quale suggerì perfino l'idea del suo rivoluzionario orinatoio (Fountain) del 1917. Di lei, oggi, non si ricorda quasi più nessuno.