Entri un una stanza e guardando due monitor ti
accorgi non solo che sei stata ripresa da qualche telecamera nascosta
chissà dove, ma anche che sei stata “schedata” e “interpretata” da
un’intelligenza artificiale. Nel mio caso in maniera
sbagliata. Non solo ha sbagliato l’età, mi ha “letto” più giovane di un
lustro (e questo potrebbe anche essere un motivo di vanto) nonostante i miei capelli siano tinti di bianco, ma
soprattutto ha preso un abbaglio sul mio stato d’animo. Secondo lei sono
in preda alla paura. Perchè dovrei aver paura visto
che sono in un posto splendido, circondata da tante persone
rassicuranti e garbate, e sto vedendo una mostra? La risposta è una:
l’intelligenza artificiale è meno intelligente di quel che si pensi. O
meglio: chi l’ha addestratata non le ha fornito informazioni
elaborate correttamente. E proprio su questo si concentra Training Humans, la mostra concepita
da Kate Crawford, professoressa e studiosa
nell’ambito dell’intelligenza artificiale, e Trevor
Paglen, artista e ricercatore,
che ha appena aperto all’Osservatorio Fondazione
Prada di Milano.
