sabato 21 luglio 2018

Agostino Bonalumi e la sua arte flessibile

Struttura modulare bianca 1970
Un cartello posto all’ingresso avverte il visitatore: «Questa mostra è dedicata a Luca Lovati». Non poteva essere altrimenti e Agostino Bonalumi (1935-2013) a cui è dedicata la bella antologica che inaugura oggi a Palazzo Reale sarebbe stato assolutamente d’accordo: il nome del suo storico assistente - morto lunedì scorso cadendo da una scala mentre allestiva la mostra - accostato al suo dà la possibilità a chi si sofferma davanti alle sue incredibili opere di capire il grande lavoro che c’era dietro.

John Bock, l'artista serial killer che ti invita sulla scena del crimine


Il teatro dell’assurdo firmato da John Bock va in scena negli spazi del Podium della Fondazione Prada a Milano. Assurdo e caotico lo definirebbe chi si trova per la prima volta davanti alle opere (si possono chiamare così?) dell’artista tedesco noto per le performance che lui chiama «lectures» (parodie di presentazioni accademiche che si svolgono in ambienti allestiti con oggetti di uso quotidiano, materiali trovati e di scarto, mobili e altri elementi disposti a formare universi illogici, in cui i visitatori sono invitati a partecipare). A prima vista tutto ciò appare senza senso, ma in realtà il lavoro di Bock è sempre molto lucido e rigoroso: attraverso un personalissimo collage, supera e reinventa i tradizionali confini della storia dell’arte vampirizzando i generi, con la conseguenza che dipanare il bene e il male diventa impossibile impossibile.

lunedì 2 luglio 2018

Eugene Smith e il suo viaggio all'inferno

 «Non ho mai scattato una foto, buona o cattiva, senza che mi provocasse un turbamento emotivo». Questa dichiarazione riassume il concetto di fotografia per William Eugene Smith (1918-1978), che volle e riuscì a fondere nella sua persona l'artista e il reporter. A lui non bastava realizzare il servizio: il suo obiettivo era quello di sovrapporre alla mera documentazione di aspetti crudi e dolorosi della realtà la sua visione creativa così da elevare la condizione umana ad una dimensione epica.
Non credeva alla obiettività del fotografo. Dichiarava pubblicamente di non accontentarsi di «registrare i fatti», voleva darne una giusta interpretazione così da «simbolizzare l'universale». E ci riuscì: attraverso i suoi scatti, Smith è riuscito a raccontare storie di vita toccando le emozioni e la coscienza degli spettatori.
Lo dimostra la mostra in corso alla Fondazione Mast di Bologna a cura di Urs Stahel, la prima in Italia interamente dedicata a Smith e alla sua monumentale opera realizzata a partire dal 1955 a Pittsburgh, all'epoca la principale città industriale del mondo. Il progetto, considerato da lui stesso l'impresa più ambiziosa della propria carriera, segnò un momento di svolta nella sua vita professionale e personale.

venerdì 29 giugno 2018

Faccia al muro: i "lati b" delle tele raccontanto un'altra storia dell'arte

L'opera di Gijsbrechts (1670-75)

Tra il 1670 e il 1675, il pittore Cornelius Norbertus Gijsbrechts dipinge a olio per la prima volta nella storia dell’arte qualcosa che mai era stato ritenuto degno di essere raffigurato. Non una scena religiosa, non il ritratto di un nobile committente, non un interno, non un paesaggio e nemmeno una natura morta: lui sceglie di raffigurare il retro di un dipinto sul davanti di una tela. Lo fa nei mimimi particolari avendo cura di riprodurre le venature del legno sul telaio, creando zone d’ombra che naturalmente si sarebbero prodotte dallo spessore delle assi. Non solo: rifà la fitta connessione tra trama e ordito della tela, i chiodi nei minimi dettagli e perfino un piccolo cartellino d’inventario solo parzialmente attaccato alla superfici.
Si tratta decisamente di un’opera fuori dall’ordinario per la pittura dell’epoca non solo perchè è libera da ogni contestualizzazione ma anche perchè diventa un particolare «trompe-l’oeil» che non inganna l’occhio con un’immagine ma con ciò che ci dovrebbe essere dietro l’immagine innescando così una meditazione sul concetto di «non visibilità» che innalza l’oggetto ritratto alla dignità di protagonista.
La scelta trasgressiva del soggetto rappresenta inoltre la prima manifestazione assoluta e integrale di un gesto autoriflessivo della pittura, un iniziale ed eversivo tentativo di pensare all’arte come a un medium che pensa a se stesso e alle sue strutture nascoste generando così un nuovo linguaggio.

sabato 2 giugno 2018

Adelita Husni-Bey, l'educazione libertaria diventa arte

Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) è un’artista e un’esperta di pedagogia interessata a tematiche che spaziano dall’anarco-collettivismo al teatro, dalla giurisprudenza agli studi  sullo sviluppo urbano che ha lavorato in svariati contesti con attivisti politici, architetti, giuristi, scolari, poeti, attori, urbanisti, fisioterapisti, atleti, insegnanti e studenti, concentrandosi sulla decostruzione della complessità del concetto di collettività. Ha rappresentato l'Italia alla Biennale d'Arte di Venezia del 2017 e venerdì (8 giugno 2018) inaugura una interessante retrospettiva sulla sua eterogenea produzione alla Galleria Civica di Modena, nella sede della Palazzina dei Giardini. "Adunanza", a cura di Diana Baldon e Serena Goldoni, propone infatti gli ultimi dieci anni di lavoro tra video, installazioni, opere pittoriche, serie fotografiche,  disegni e lavori su carta.