giovedì 18 ottobre 2018

Quel rivoluzionario di Picasso che si ispirava all'antico

Anche l’antico un tempo è stato moderno. Lo sa bene il rivoluzionario Pablo Picasso distruttore del Bello canonico. Proprio in quell’antico il maestro spagnolo scoprì le forme adatte alla metamorfosi dei codici della pratica artistica accademica che lo portarono nel 1907 a inventare le Demoiselles d’Avignon, opera riconosciuta come il manifesto di una nuova estetica. Le radici, il passato sono gli elementi ricorrenti e costanti della sua poetica e del suo fare artistico: ha assorbito e fatto suo il mondo antico, quello del Mediterraneo, di Grecia, Spagna, Italia, Cicladi e Cipro. Ha indagato miti e mitologia; ha reinterpretato divinità, fauni, satiri, ninfe e menadi dando loro dolore, gioia e vita. Egli stesso è entrato nell’Olimpo nelle vesti di Pan dopo essere stato Zeus.

giovedì 11 ottobre 2018

Così Leonardo da Vinci preparò l'Ultima Cena

L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci oggi risulta un'immagine così familiare che quasi viene data per scontata. Invece entrare nel Refettorio del Convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano e trovarsi davanti a quel dipinto, alla sua profonda vulnerabilità e al suo giganteggiare sempre più sulle proprie disgrazie (a cinquant'anni dalla realizzazione Giorgio Vasari notava come fosse diventato una macchia indistinta di colori a causa dell'umidità; sfuggì miracolosamente alla distruzione di gran parte del convento e dello stesso Refettorio durante la Seconda Guerra Mondiale; poi sopravvisse alle condizioni proibitive cui fu abbandonato per mesi prima di essere messo in sicurezza) è un'esperienza quasi mistica. Nella penombra in cui viene conservata la grandiosa opera sembra possibile vedere Leonardo al lavoro, mentre prepara la parete con due strati di calcina fresca e si prepara ad usare tempera e olio di lino come se stesse realizzando un piccolo dipinto su tavola. E intorno a lui i disegni preparatori, gli studi dei particolari, gli schizzi della composizione.
Oggi quei preziosissimi fogli sono ritornati nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie e l'emozione di vederli "dialogare" con l'opera finita è grande.


lunedì 8 ottobre 2018

Banksy in attesa della mostra non autorizzata di Milano: il primo sucidio di un'opera d'arte in diretta

L'autodistruzione della "Bambina con il palloncino"
«Aggiudicata». Non appena il battitore di Sotheby's a Londra ha pronunciato la parola magica, con il martello che inchiodava il prezzo finale stratosferico a 1.042.000 sterline (si partiva da 200mila), l'opera si è autodistrutta. La tela di Banksy "La bambina e il palloncino" appena comprata da un anonimo collezionista al telefono ha cominciato a scivolare dietro il vetro per finire sezionata in tante striscioline da un tritadocumenti nascosto nella parte inferiore della pesante cornice. Le facce di chi era presente a questo coup de théâtre alla Contemporary Art Evening Sale descrivono chiaramente lo stupore, la paura, ma anche la consapevolezza di essere testimoni del primo suicidio di un'opera d'arte in diretta.
Non era mai successo nella storia, e non sorprende che uno degli scherzi più audaci nella storia dell'arte l'abbia messo in campo Banksy, il "terrorista dell'arte". Non è chiaro se l'artista fosse presente in sala ed abbia azionato egli stesso, con un telecomando, il meccanismo nascosto. Poco dopo l'incidente, un uomo vestito di nero con cappello e occhiali da sole è stato visto discutere animatamente con le guardie all'ingresso della casa d'aste.
Quel che è certo è che Banksy ha pubblicato la scena sul suo profilo Instagram - l'unico canale social che usa per far conoscere le sue opere - commentando soddisfatto il suo ennesimo sberleffo al criticato mercato dell'arte: «Going, going, gone...», «Sta andando, sta andando, andato...».
Per poi pubblicare un video in cui svela il micidiale meccanismo con la frase di Picasso: «La voglia di distruggere è anche un desiderio creativo».

venerdì 5 ottobre 2018

Il reportage di Tanzini sul mercato Tsukiji che verrà smantellato per le olimpiadi

© Nicola Tanzini, TokyoTsukiji
Domani, 6 ottobre,  le ruspe entreranno in azione a Tokyo e distruggeranno per sempre uno dei suoi simboli: il mercato di Tsukiji, tempio delle aste mondiali del tonno, dove vengono vendute ogni anno 700mila tonnellate di pesce. Un posto “magico”, frequentato dagli addetti ai lavori (lì sono i venditori di pesce che scelgono i clienti, non il contrario) e dai turisti di tutto il mondo, che il fotografo italiano Nicola Tanzini è riuscito a immortalare prima che venga definitivamente smantellato per far posto a un parcheggio per le Olimpiadi del 2020.

giovedì 20 settembre 2018

Marina Abramović: «Sono figlia di partigiani. Ho allenato il mio corpo»

L'indice sulla fiamma della candela è annerito, segno che è già da un po' che il fuoco brucia la carne viva. Ma non ci sono smorfie di dolore sul volto. Gli occhi, seppur arrossati, non tradiscono sofferenza. Marina Abramović è concentrata e guarda dritto negli occhi chi le sta davanti. Ha scelto questa immagine per la mostra, la sua prima retrospettiva italiana, che apre oggi 20 settembre a Palazzo Strozzi, Firenze. L'ha voluta chiamare The Cleaner (che si traduce in addetto alle pulizie). A 71 anni d'età e mezzo secolo di attività artistica alle spalle la "Signora delle performance" spiega così il titolo: «Come in una casa: tieni solo quello che ti serve fai pulizia del passato, della memoria, del destino». Quel che resta è l'agiografia di una delle artiste più controverse che con le sue opere ha rivoluzionato l'idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione. Marina Abramović ha saputo unire come pochi altri una ricerca d'avanguardia a una popolarità andata oltre i confini classici del sistema dell'arte:  riflettendo sulla propria vita, da sempre ha portato alla ribalta temi cruciali, che ci riguardano tutti, riuscendo a comunicare come nessun altro artista col presente, interpretandone le contraddizioni e le urgenze.
Anche questo è uno dei temi che fino al 20 gennaio la mostra di Palazzo Strozzi prova a raccontare attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance da parte di attori selezionati e formati (ma chissà se pagati il giusto).