sabato 2 giugno 2018

Adelita Husni-Bey, l'educazione libertaria diventa arte

Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) è un’artista e un’esperta di pedagogia interessata a tematiche che spaziano dall’anarco-collettivismo al teatro, dalla giurisprudenza agli studi  sullo sviluppo urbano che ha lavorato in svariati contesti con attivisti politici, architetti, giuristi, scolari, poeti, attori, urbanisti, fisioterapisti, atleti, insegnanti e studenti, concentrandosi sulla decostruzione della complessità del concetto di collettività. Ha rappresentato l'Italia alla Biennale d'Arte di Venezia del 2017 e venerdì (8 giugno 2018) inaugura una interessante retrospettiva sulla sua eterogenea produzione alla Galleria Civica di Modena, nella sede della Palazzina dei Giardini. "Adunanza", a cura di Diana Baldon e Serena Goldoni, propone infatti gli ultimi dieci anni di lavoro tra video, installazioni, opere pittoriche, serie fotografiche,  disegni e lavori su carta.

venerdì 1 giugno 2018

L'Arcipelago Italia alla Biennale di Venezia #Architettura

Otto monumentali libri sono spalancati dentro le Tese delle Vergini dell'Arsenale, a Venezia. Pagine di una guida turistica che racconta itinerari inediti del Belpaese: attraversando l'arco alpino e la dorsale appenninica fino alla Sardegna si scoprono progetti di architettura contemporanea, ma anche borghi storici, cammini, paesaggi e parchi naturali che descrivono i territori interni, quelli meno conosciuti, quelli più interni, ma ricchi di qualità e valore. Si apre così il nostro Padiglione alla XVI Biennale di Architettura che ha appena spalancato le sue porte al pubblico. Il curatore Mario Cucinella, l'ha chiamato «Arcipelago Italia» ed è un vero e proprio insieme di piccoli comuni e città che, ha spiegato lo stesso Cucinella, «nella storia hanno rappresentato i nodi della produzione culturale, in altre parola il Dna italiano».

mercoledì 23 maggio 2018

Il filo rosso che lega la storia dell'arte

Cascina Pozzobonelli
Sperduta in una mareggiata di automobili e di divieti di sosta, sul fianco della Stazione Centrale di Milano c'è quel che rimane di ciò che un tempo era una residenza di campagna. È la Cascina Pozzobonelli: un bel porticato dove si è insiediata, tra condomini, alberghi e night club, una colonia di gatti, gli unici che sembrano apprezzare gli equilibri di quell' architettura classica, lascito di cultura quattrocentesca e bramantesca in questa metropoli proiettata nel futuro. E proprio in quel portico, pressoché ignorato da turisti e milanesi, c'è un affresco importantissimo che racconta l'aspetto originario del Castello Sforzesco, con la Torre del Filarete crollata nel 1521 per colpa di un'esplosione nel deposito di munizioni nel castello stesso. Fu su questa immagine che l'architetto Luca Beltrami si basò - fra il 1892 e il 1905 - per ricostruirla. Insomma, il castello attuale non sarebbe così come è oggi se non ci fosse stata la Cascina Pozzobonelli.

lunedì 23 aprile 2018

Scritte sui muri dell'università #ManuInvisible

Niente di nuovo sotto il sole. Oggi come ieri le novità spaventano, vengono criticate, ostacolate, ma alla fine quando sono metabolizzate, trovano apprezzamento e pure promozione. La storia si ripete: nonostante le polemiche quello che prima veniva giudicato come scandalo spesso trova legittimazione nel godimento comune. Parliamo di arte, di artisti e modi di comunicare che lasciano spiazzati, che contrappongono entusiasti e denigratori, e che poi si impongono nel gusto popolare riscuotendo successi.
Pensiamo a Gustav Klimt. Era il 1894 e il ministero per l'istruzione austriaco commissionò al maestro della Secessione alcune allegorie per il soffitto dell'Aula Magna dell'Università di Vienna. La volontà e lo scopo dei committenti era la glorificazione delle scienze razionali e dei loro effetti positivi in ambito sociale, ma Klimt - influenzato anche dalla lettura di Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche - affrontò tematiche tabù come la malattia, la vecchiaia e la povertà in tutta la loro crudezza e il loro orrore, non lasciando spazio all'idealizzazione della realtà imposta fino a quel momento dalla morale comune. La cosa non andò giù ai baroni dell'ateneo: in ottantasei, tra i quali lo stesso rettore Wilhelm Neumann, inviarono una petizione al ministero dell'Istruzione con la quale indignati chiesero di sollevare Klimt dall'incarico.

lunedì 16 aprile 2018

Mille fotografie per disegnare il Po: il capolavoro di Sohei Nishino

Il Po a metà strada tra mappa e diorama, che serpeggia come se fosse vivo. Quasi un dragone, un animale mitologico che corre nel tempo e sale nel cielo a proteggere l' uomo. Così ce lo racconta il giapponese Sohei Nishino, conosciuto nel mondo per le sue Diorama map, che ha vinto (ex-aequo con Sara Cwynar) con il suo reportage sul fiume italiano la quinta edizione del premio MAST Foundation For Photography Grant on Industry and Work, organizzato dalla Fondazione MAST di Bologna.