C’è un padiglione realizzato con filtri fotografici arancioni dove farsi una spremuta da assaporare tranquillamente seduti. Là dentro, ma ancor di più quando si esce, ci si accorge che la percezione dello spazio e dei colori cambia: qualcuno vede tutto più blu, altri trovano alterate le distanze e altri ancora si sentono in preda ad una sensazione di straniamento. A dimostrazione che ha ragione Daniel Steegmann Mangrané. L’artista, nato a Barcellona ma da 15 anni di casa in Brasile, con "Orange Oranges" sovverte categorie di pensiero che caratterizzano il nostro modo di percepire la realtà. In questa relazione il filtro fotografico è come a una membrana attraverso cui le informazioni e sensazioni vengono proiettate dall’interno all’esterno e viceversa.
