lunedì 2 luglio 2018

Eugene Smith e il suo viaggio all'inferno

 «Non ho mai scattato una foto, buona o cattiva, senza che mi provocasse un turbamento emotivo». Questa dichiarazione riassume il concetto di fotografia per William Eugene Smith (1918-1978), che volle e riuscì a fondere nella sua persona l'artista e il reporter. A lui non bastava realizzare il servizio: il suo obiettivo era quello di sovrapporre alla mera documentazione di aspetti crudi e dolorosi della realtà la sua visione creativa così da elevare la condizione umana ad una dimensione epica.
Non credeva alla obiettività del fotografo. Dichiarava pubblicamente di non accontentarsi di «registrare i fatti», voleva darne una giusta interpretazione così da «simbolizzare l'universale». E ci riuscì: attraverso i suoi scatti, Smith è riuscito a raccontare storie di vita toccando le emozioni e la coscienza degli spettatori.
Lo dimostra la mostra in corso alla Fondazione Mast di Bologna a cura di Urs Stahel, la prima in Italia interamente dedicata a Smith e alla sua monumentale opera realizzata a partire dal 1955 a Pittsburgh, all'epoca la principale città industriale del mondo. Il progetto, considerato da lui stesso l'impresa più ambiziosa della propria carriera, segnò un momento di svolta nella sua vita professionale e personale.

venerdì 29 giugno 2018

Faccia al muro: i "lati b" delle tele raccontanto un'altra storia dell'arte

L'opera di Gijsbrechts (1670-75)

Tra il 1670 e il 1675, il pittore Cornelius Norbertus Gijsbrechts dipinge a olio per la prima volta nella storia dell’arte qualcosa che mai era stato ritenuto degno di essere raffigurato. Non una scena religiosa, non il ritratto di un nobile committente, non un interno, non un paesaggio e nemmeno una natura morta: lui sceglie di raffigurare il retro di un dipinto sul davanti di una tela. Lo fa nei mimimi particolari avendo cura di riprodurre le venature del legno sul telaio, creando zone d’ombra che naturalmente si sarebbero prodotte dallo spessore delle assi. Non solo: rifà la fitta connessione tra trama e ordito della tela, i chiodi nei minimi dettagli e perfino un piccolo cartellino d’inventario solo parzialmente attaccato alla superfici.
Si tratta decisamente di un’opera fuori dall’ordinario per la pittura dell’epoca non solo perchè è libera da ogni contestualizzazione ma anche perchè diventa un particolare «trompe-l’oeil» che non inganna l’occhio con un’immagine ma con ciò che ci dovrebbe essere dietro l’immagine innescando così una meditazione sul concetto di «non visibilità» che innalza l’oggetto ritratto alla dignità di protagonista.
La scelta trasgressiva del soggetto rappresenta inoltre la prima manifestazione assoluta e integrale di un gesto autoriflessivo della pittura, un iniziale ed eversivo tentativo di pensare all’arte come a un medium che pensa a se stesso e alle sue strutture nascoste generando così un nuovo linguaggio.

sabato 2 giugno 2018

Adelita Husni-Bey, l'educazione libertaria diventa arte

Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) è un’artista e un’esperta di pedagogia interessata a tematiche che spaziano dall’anarco-collettivismo al teatro, dalla giurisprudenza agli studi  sullo sviluppo urbano che ha lavorato in svariati contesti con attivisti politici, architetti, giuristi, scolari, poeti, attori, urbanisti, fisioterapisti, atleti, insegnanti e studenti, concentrandosi sulla decostruzione della complessità del concetto di collettività. Ha rappresentato l'Italia alla Biennale d'Arte di Venezia del 2017 e venerdì (8 giugno 2018) inaugura una interessante retrospettiva sulla sua eterogenea produzione alla Galleria Civica di Modena, nella sede della Palazzina dei Giardini. "Adunanza", a cura di Diana Baldon e Serena Goldoni, propone infatti gli ultimi dieci anni di lavoro tra video, installazioni, opere pittoriche, serie fotografiche,  disegni e lavori su carta.

venerdì 1 giugno 2018

L'Arcipelago Italia alla Biennale di Venezia #Architettura

Otto monumentali libri sono spalancati dentro le Tese delle Vergini dell'Arsenale, a Venezia. Pagine di una guida turistica che racconta itinerari inediti del Belpaese: attraversando l'arco alpino e la dorsale appenninica fino alla Sardegna si scoprono progetti di architettura contemporanea, ma anche borghi storici, cammini, paesaggi e parchi naturali che descrivono i territori interni, quelli meno conosciuti, quelli più interni, ma ricchi di qualità e valore. Si apre così il nostro Padiglione alla XVI Biennale di Architettura che ha appena spalancato le sue porte al pubblico. Il curatore Mario Cucinella, l'ha chiamato «Arcipelago Italia» ed è un vero e proprio insieme di piccoli comuni e città che, ha spiegato lo stesso Cucinella, «nella storia hanno rappresentato i nodi della produzione culturale, in altre parola il Dna italiano».

mercoledì 23 maggio 2018

Il filo rosso che lega la storia dell'arte

Cascina Pozzobonelli
Sperduta in una mareggiata di automobili e di divieti di sosta, sul fianco della Stazione Centrale di Milano c'è quel che rimane di ciò che un tempo era una residenza di campagna. È la Cascina Pozzobonelli: un bel porticato dove si è insiediata, tra condomini, alberghi e night club, una colonia di gatti, gli unici che sembrano apprezzare gli equilibri di quell' architettura classica, lascito di cultura quattrocentesca e bramantesca in questa metropoli proiettata nel futuro. E proprio in quel portico, pressoché ignorato da turisti e milanesi, c'è un affresco importantissimo che racconta l'aspetto originario del Castello Sforzesco, con la Torre del Filarete crollata nel 1521 per colpa di un'esplosione nel deposito di munizioni nel castello stesso. Fu su questa immagine che l'architetto Luca Beltrami si basò - fra il 1892 e il 1905 - per ricostruirla. Insomma, il castello attuale non sarebbe così come è oggi se non ci fosse stata la Cascina Pozzobonelli.

lunedì 23 aprile 2018

Scritte sui muri dell'università #ManuInvisible

Niente di nuovo sotto il sole. Oggi come ieri le novità spaventano, vengono criticate, ostacolate, ma alla fine quando sono metabolizzate, trovano apprezzamento e pure promozione. La storia si ripete: nonostante le polemiche quello che prima veniva giudicato come scandalo spesso trova legittimazione nel godimento comune. Parliamo di arte, di artisti e modi di comunicare che lasciano spiazzati, che contrappongono entusiasti e denigratori, e che poi si impongono nel gusto popolare riscuotendo successi.
Pensiamo a Gustav Klimt. Era il 1894 e il ministero per l'istruzione austriaco commissionò al maestro della Secessione alcune allegorie per il soffitto dell'Aula Magna dell'Università di Vienna. La volontà e lo scopo dei committenti era la glorificazione delle scienze razionali e dei loro effetti positivi in ambito sociale, ma Klimt - influenzato anche dalla lettura di Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche - affrontò tematiche tabù come la malattia, la vecchiaia e la povertà in tutta la loro crudezza e il loro orrore, non lasciando spazio all'idealizzazione della realtà imposta fino a quel momento dalla morale comune. La cosa non andò giù ai baroni dell'ateneo: in ottantasei, tra i quali lo stesso rettore Wilhelm Neumann, inviarono una petizione al ministero dell'Istruzione con la quale indignati chiesero di sollevare Klimt dall'incarico.

lunedì 16 aprile 2018

Mille fotografie per disegnare il Po: il capolavoro di Sohei Nishino

Il Po a metà strada tra mappa e diorama, che serpeggia come se fosse vivo. Quasi un dragone, un animale mitologico che corre nel tempo e sale nel cielo a proteggere l' uomo. Così ce lo racconta il giapponese Sohei Nishino, conosciuto nel mondo per le sue Diorama map, che ha vinto (ex-aequo con Sara Cwynar) con il suo reportage sul fiume italiano la quinta edizione del premio MAST Foundation For Photography Grant on Industry and Work, organizzato dalla Fondazione MAST di Bologna.

lunedì 9 aprile 2018

Dancing with myself: l'egocentrismo degli artisti per raccontare la nostra società

Urs Fisher
«Dovunque mi arrampichi io sono seguito da un cane chiamato Ego», diceva Nietzsche. Come lui molti scrittori, intellettuali, creativi. Spesso però questo ego, questo voler essere al centro dell' attenzione, è per gli artisti solo un mezzo per descrivere altro. Che sia una denuncia o semplicemente una provocazione o una riflessione sull'arte o la società, di fondo c'è la sperimentazione sulla propria persona e sulla propria sensibilità per veicolare un messaggio. Quale ruolo mi assegna la collettività e come posso liberarmi dai suoi obblighi? Come posso sfuggire alla fatalità della morte diventando parte della mia opera? Sono alcune delle domande, esistenziali e ironiche, politiche e poetiche, biografiche e sociali alle quali cerca di dare risposte la mostra Dancing with myself che ha appena inaugura to a Punta della Dogana a Venezia.

mercoledì 4 aprile 2018

Così Hemingway impedì a Wright di costruire a Venezia

"Fallingwater" di Frank Lloyd Wright
Se in Italia non c’è alcuna opera dell’architetto Frank Lloyd Wright lo si deve, tra gli altri, a Ernest Hemingway. Lo scrittore, negli anni Cinquanta, appena tornato a Venezia, si oppose con ogni mezzo alla costruzione su Canal Grande di una foresteria destinata ad ospitare gli studenti dell’Istituto universitario di architettura della città lagunare. A progettarla, al posto di un palazzo diroccato di tre piani, era stato proprio Wright in onore del suo giovane allievo Angelo Masieri che aveva perso la vita nel 1952  in un tragico incidente stradale negli Stati Uniti durante un viaggio da Taliesin in Wisconsin (la casa-studio estiva di Wright) a New York.

martedì 20 marzo 2018

Lo show di Balich che ti risucchia nel Giudizio Universale

Poco più di un chilometro separa via della Conciliazione dall'ingresso ai Musei Vaticani. Una decina di minuti a piedi durante i quali metabolizzare l' incredibile esperienza del live show Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel, lo spettacolo multimediale firmato da Marco Balich che dà la possibilità agli spettatori di ritrovarsi fisicamente immersi nella creazione degli affreschi della Cappella Sistina; entrare nei tormenti di Michelangelo e nel suo rapporto prima con Giulio II poi con Clemente VII; scoprire il capolavoro dell'artista anche nei segreti del conclave.
Nel tragitto tra l'Auditorium della Conciliazione - dove va in scena l'opera - e la Cappella Sistina dove sono conservati i dipinti reali realizzati nel Cinquecento dal Buonarroti c'è tempo sufficiente per mettere in ordine i pensieri e decidere come "classificare" quello che si è appena visto: una mostra nazional-popolare?
uno spettacolo multimediale? un'attrazione da luna park? un nuovo modo di fare cultura?
I puristi, ovviamente, scuoteranno la testa: è inconcepibile per loro una mostra senza quadri, così come non possono considerare uno spettacolo teatrale quello che hanno visto dal momento che i dialoghi sono in playback e la musica è registrata.

lunedì 12 marzo 2018

L'occhio lungo degli americani per gli "imbrattatele" europei

Degas
Erano passati solo pochi anni dalla prima mostra - stroncata dalla critica e dal pubblico - di Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sisley e Pierre Auguste Renoir presso lo studio del fotografo Felix Nadar a Parigi (15 aprile 1874) e a Philadelphia alcuni lungimiranti imprenditori, avvocati, dirigenti d' azienda già arredavano le loro lussuose case con le opere degli impressionisti. Nel vecchio continente erano considerati "imbrattatele", pittori da strapazzo (qualche mese dopo la mostra da Nadar il gruppo organizzò una vendita delle opere per recuperare fondi ma fu un altro fiasco: riuscirono appena a coprire i costi delle cornici) mentre al di là dell'oceano, in quella città che insieme a Boston e New York era una delle più mature culturalmente, erano talmente ricercati e apprezzati che il Philadelphia Museum of Art organizzò una mostra completamente dedicata alla pittura impressionista.

mercoledì 21 febbraio 2018

Dürer, il maestro del Rinascimento che inventò il copyright

Dürer, Melancholia
Quando Jean-Paul Sartre nel 1932 scrisse il romanzo La nausea voleva intitolarla Melancholia, in onore dell' incisione del 1514 di Albrecht Dürer. Nel bulino è rappresentata la percezione degli insanabili conflitti del cosmo e le connessioni alchemiche tra razionalità e creazione artistica: c'è il quadrato magico, il compasso, il poliedro, la sfera, la bilancia e clessidra. E pure l' arcobaleno - che sintetizza lo spettro dei colori destinati ad apparire nel crogiolo, dove il metallo deve essere fuso, per subire l'opera di purificazione, sino a trasformarsi in materia pretta - e una cometa che rimandano a un sentimento molto contemporaneo: un malessere che scava nella dimensione psicologica nei confronti dell' esistenza dell'uomo, in relazione all'ambiente circostante che Sartre tramutò in nausea.

domenica 4 febbraio 2018

Marianne Liebe Brandt, la designer del Bauhaus che inventò la Kandem

Autoritratto, 1929
Il nome di Marianne Liebe Brandt forse ai più non dirà nulla, ma gli oggetti che ha creato quasi un secolo fa sono conosciuti un po' da tutti, se non altro perchè sono molto usati ancora oggi. Si tratta di pezzi di design diventati icone (gli originali sono nei musei, come il British ad esempio), nuovi tipi di apparecchi per l'illuminazione progettati a Dessau negli anni Trenta e destinati a rimanere emblematici dello "stile Bauhaus": la lampada da soffitto a globo, quella a parete con braccio orientabile, quella a saliscendi - per citare i modelli più famosi - e quella da comodino Kandem che quest' anno compie novanta anni. Prodotta dalla Korting&Mathiesen di Lipsia, la Kandem di Marianne, essenziale e compatta, rappresenta la sintesi dell'idea stessa di lampada.

giovedì 1 febbraio 2018

Frida Kahlo bocciata in fotografia da Tina Modotti

Una delle poche foto di Frida
Chi l’avrebbe mai detto! Frida Kahlo, una delle più significative artiste dell’arte del Novecento bocciata dalla sua amica, amante, confidente la fotografa italiana, Tina Modotti. Ovviamente non in pittura, ci mancherebbe altro. Ma proprio in fotografia: per la scelta dei soggetti, le inquadrature, la luce. Frida si impegnava, scattava, osava e chiedeva lumi alla compagna che con grande disponibilità dispensava consigli su cosa e come fotografare. Del resto per la Kahlo, che era figlia di un fotografo, la macchina era uno strumento assolutamente familiare, ma sono pochissime le immagini che portano la sua firma. Una è il ritratto dell’amato nipote Carlos Veraza (1929), un’altra è il ritratto di uno dei cani che popolavano il giardino di Casa Azul, ma la più suggestiva è quella che mostra una bambola di pezza distesa su una stuoia, vicino a un cavallo al galoppo e un carretto di legno: una natura morta che allude all’incidente stradale in cui rimase coinvolta a diciott’anni e che segnò profondamente la sua vita e la sua arte.  Poi ce ne sono altre non firmate, ma che comunque per la cifra stilistica possono esserle attribuite. Tra queste gli edifici di New York ripresi dal basso, l’occhio di Rivera e lo scheletro fantoccio appoggiato di profilo che le servì molto probabilmente come modello per l’opera El Sueno del 1940.

mercoledì 24 gennaio 2018

Addio a Ursula K. Le Guin, la femminista anarchica che inventò la fantascienza

«Sono in arrivo tempi duri, e avremo bisogno delle voci di scrittori capaci di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere, al di là di una società stretta dalla paura e dall'ossessione tecnologica, altri modi di essere, e immaginare persino nuove basi per la speranza. Abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà. Poeti, visionari, realisti di una realtà più grande». Era il 2014 e a rileggerle ora queste parole - pronunciate subito dopo aver ricevuto la prestigiosa "Medal for Distinguished Contribution to American Letters" assegnata dalla National Book Foundation - suonano come il testamento morale di una delle più grandi scrittrici di tutti i tempi. Ursula Kroeber Le Guin è morta lunedì nella sua casa di Portland (Usa), all'età di 88 anni e se, come dicono, quando muore qualcuno di speciale il mondo è più povero, con la sua scomparsa il mondo sarà realmente orfano di una voce libera e forte.
Conosciuta per romanzi come La mano sinistra delle tenebre (1969) che racconta di un pianeta in cui gli abitanti non sono né maschi né femmine, ma assumono caratteristiche di entrambi i sessi nei periodi riproduttivi, Ursula K. Le Guin aveva applicato alla fantascienza e al fantasy le sue convinzioni femministe, anarchiche e radicali.

sabato 13 gennaio 2018

La "mostra sospesa" dal golpe di Pinochet riappare a Bologna

Quell’11 settembre 1973 era tutto pronto al Museo Nacional de Bellas Artes di Santiago del Cile. Due giorni dopo si sarebbe dovuta inagurare la mostra dedicata ai tre grandi della pittura messicana: Gabriel Orozco, Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros. Gli inviti spediti, le 169 opere montate e il curatore Fernando Gambo davvero soddisfatto: a tagliare il nastro l’indomani sera ci sarebbe stato il presidente Salvator Allende in persona a testimonianaza di solidarietà e amicizia con il Messico finalmente arrivato alla democrazia dopo una sanguinosa rivoluzione. Avrebbe dovuto essere un giorno di festa davanti ai murales, nuovo simbolo di espressione popolare e della libertà conquistata. E invece no. Alle 9,10 del mattino, assediato dall’esercito guidato dal generale Augusto Pinochet, dal suo ufficio al palazzo della Moneda il presidente Allende via radio pronunciava le ultime parole prima di togliersi la vita: «Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento».

venerdì 12 gennaio 2018

Che cosa è una casa? Chi la vive? Chi non ce l'ha? 999 domande sull'abitare

Cosa fa il tuo animale domestico quando non ci sei? Nell’ascensore del tuo palazzo si fanno incontri interessanti? E ancora: cosa abitiamo? Può l’ufficio essere una casa? Il nostro corpo è la nostra prima casa? Ti piacerebbe che a casa tua passasse il mondo?
Queste sono solo alcune delle riflessioni alle quali è sollecitato il visitatore della mostra che inaugura oggi in Triennale. “999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo” è infatti una rassegna d’architettura unica nel suo genere: è piuttosto una grande indagine sul concetto di casa, sul senso di dimora a cavallo tra il mondo fisico e quello digitale; è un viaggio attraverso i nuovi immaginari che trasformano le nostre esistenze.

domenica 7 gennaio 2018

In giro per Milano: le saracinesche dipinte di Affori

Milano, con i suoi edifici di cristallo, le sue nuove piazze, lo skyline che punta al cielo è una città proiettata nel futuro. Ma c’è anche una Milano che con determinazione e buon gusto è intenzionata a non dimenticare il passato. Come Affori, quartiere nella periferia settentrionale della città - fino al 1923 un paese a sè stante, come molti altri inglobati in quel periodo nella grande Milano che si espandeva a vista d’occhio - che conserva ancora il sapore e le caratteristiche di un borgo d’altri tempi con lo storico platano (pare abbia oltre 180 anni) che simboleggia le radici di questa zona, i palazzi bassi, la chiesa che conserva un bellissimo dipinto del 1500 realizzato da un allievo di Leonardo da Vinci, la torre medievale di via Osculati (secolo XIV) ancora visibile con la facciata su via Enrico Cialdini, il parco e la magnifica Villa Litta. Se non ci fossero le auto e le insegne in lingua straniera sembrerebbe davvero di vivere in un’altra epoca e in un’altra città.