mercoledì 29 gennaio 2014

Fuori i preti dagli ospedali!

Credete davvero che i preti e le suore che si aggirano negli ospedali italiani a portare parole di conforto ai malati e ai loro familiari lo facciano per spirito cristiano, umanitario e quindi gratis? Sbagliato. Niente di più sbagliato. Vengono pagati, pagati profumatamente, con i soldi pubblici. Milioni e milioni di euro che potrebbero essere usati per le strutture ospedaliere, per le scuole, per le case popolari… A guardare le cifre sborsate delle aziende sanitarie locali e quindi dalle Regioni che lamentano sempre conti in rosso e l'impossibilità di soddisfare i bisogni primari dei cittadini viene voglia di bestemmiare.

Il Trentino, ad esempio, ha cacciato ben 763 mila euro per il solo 2011. Si tratta, spiega l'Adige, di convenzioni siglate con l'Ordinario diocesano di Trento. Nel dettaglio, sono stati stanziati 136.782 euro ciascuno per il servizio reso da don Cornelio Carlin, responsabile della Cappellania dell'ospedale S. Chiara di Trento e rettore della chiesa di S. Chiara, dai padri Renzo Roccabruna e Renzo Tavernini , assistenti spirituali all'ospedale S. Chiara di Trento.  All'ospedale di Arco il servizio viene prestato da suor Mariagrazia Compagnin per 82.527 euro e da suor Kurian Mathai Kalliyadiyil per 45.855 euro. Altri 68.391 euro a testa sono stati stanziati per l'assistenza religiosa svolta da don Walter Rizzi , cappellano del Centro traumatologico Villa Igea di Trento, e dal padre francescano Pietro Stablum , padre guardiano del convento di Pergine e assistente all'ospedale di Trento.
In Emilia Romagna, per il solo 2010 sono stati spesi 2 milioni e 200 mila euro con come preti, frati, diaconi o altri religiosi, scelti in modo esclusivo dal vescovo, retribuiti come infermieri di settimo livello. In quattro anni, secondo la denuncia di Franco Grillini, storico leader del movimento Lgbt, sono usciti quasi nove milioni.
Le altre cifre, riferite agli anni scorsi, le riporta il sito dell'Uarr nell'articolo "I casti costi" di Marco Accorti. Si scopre così che in Toscana l’importo noto ammonta a 2.150.000 € per 77 assistenti spirituali, ma il loro numero sembra incompleto in quanto mancano gli incaricati per le ASL di Siena e Prato. Il Veneto è  la regione per cui i dati appaiono più chiari: degli 83 religiosi presenti nelle strutture sanitarie, 36 sono assunti a tempo indeterminato per una spesa di 1 milione di €, 41 lavorano in regime di convenzione, per un importo di 850.000 € e altri 6 sono co.co.co. con relativo esborso di 120.000 €. Il tutto per un totale di 1.970.000 €.  Per la Puglia si ha solo l’indicazione che «l’Azienda sanitaria di Taranto ha versato tra il 18 aprile del 2006 e il 31 dicembre del 2008 (ndr: 32 mesi) a favore dei sacerdoti Balzello e Zama 73mila euro –a testa– per compiere attività di assistenza religiosa».
La Calabria compare per notizie di cronaca nera circa «27 rinviati a giudizio per le truffe della casa di riposo Papa Giovanni XXIII. Aperta una nuova inchiesta su 12 pazienti “scomparsi” e 15 “possibili assassinii”» da cui risultano «Cinquanta euro al giorno di contributi regionali per l’“assistenza spirituale” o l’“assistenza religiosa”». Per la Lombardia risulterebbe che nelle 192 strutture ospedaliere lombarde (115 pubbliche e 77 private)  nel 2005 venivano assunti 120 religiosi, estendendo quindi il finanziamento anche alle Aziende non pubbliche, tuttavia non si è trovata alcuna delibera o altro documento ufficiale che comprovi la notizia e tanto meno i relativi costi. Per il Lazio e la Sicilia si hanno numerose segnalazioni di circa 300 e 200 tra preti e suore da assumere rispettivamente a tempo indeterminato, ma mancano le delibere, né si conosce la spesa.  Se gli emolumenti calcolati fossero reali, al costo medio di 25.000 € per assistente spirituale dovremmo attenderci una spesa di 3.000.000 € per i 120 religiosi in servizio in Lombardia, 7.500.000 € per i 300 della Sicilia, e 5.000.000 € per i 200 del Lazio.
E pensare che la carità è un dono...

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